Swissair: la stampa vede rivalutato il ruolo dello Stato
Tutti i commentatori della stampa elvetica approvano l'intervento del Consiglio federale per salvare dal collasso Swissair e l'immagine della Svizzera. Diversi interpretano gli avvenimenti degli ultimi giorni come una grande rivincita dello Stato sull'economia. Dalla Romandia e dal Ticino non mancano giudizi isolati in cui traspare una certa «Schadenfreude» per la brutta figura fatta dalla piazza economica zurighese.
Blick – La Swissair torna a volare, ma il danno rimane. Chi fa affari con noi? Quanto vale la parola data? Chi si fida di chi? Rimane l’incredibile ammissione che la Svizzera può cadere da un giorno al’altro in una crisi. La Svizzera stabile come il granito, questo valeva un tempo. E adesso?
Tages Anzeiger – Il decollo sarebbe stato meno caro se le banche avessero cooperato dall’inizio. Il numero uno dell’UBS Marcel Ospel ha avuto molta fiducia in sé e molto poca nella Confederazione. Mercoledì la politica è dovuta intervenire per far sì che l’economia possa tornare a funzionare. La Confederazione non otterrà più indietro i 450 milioni: come contropartita deve pretendere almeno che si faccia chiarezza su quanto successo.
NZZ – I lenti mulini della democrazia di milizia hanno la loro incontestabile forza nei tempi normali, ma in situazioni di crisi c’è bisogno di un governo che può e che vuole agire più in fretta.
Aargauer Zeitung – Raramente il Consiglio federale ha usato i soldi in un modo che va così direttamente a favorire tutto il Paese.
Berner Zeitung – Il naufragio di Swissair mostra che economia e politica non sono uniti, oggi meno che mai. A farne le spese è chi sta in mezzo, vale a dire i lavoratori.
Bund – Se i dirigenti di UBS e Crossair hanno pensato di facilitare la creazione della nuova compagnia aerea paralizzando Swissair, si sono sbagliati di grosso. Fra i dipendneti e i clienti lo scetticismo verso la soluzione UBS-Crossair è fortemente aumentata.
St. Galler Tagblatt – Senza questo incubo non avremmo mai visto che la calma asinina del Consiglio federale ha perlomeno termine quando viene messo fuori gioco dall’ingordigia delle banche. Ma nemmeno il governo può muovere all’indietro la ruota del tempo.
Neue Luzerner Zeitung – Anche se in futuro il governo si troverà a corto d’argomenti quando altre imprese o settori economici chiederanno la stessa attenzione in un momento difficile, nell’interesse nazionale Villiger doveva creare questo fatale caso pregiudiziale. Rimane invece compromessa l’immagine delle banche e con loro dell’economia. Il disastro Swissair potrebbe trasformarsi in un bumerang per i necessari passi verso la liberalizzazione.
Die Südostschweiz – Noi liberalizzatori, noi deregolamentatori abbamo visto in quale deserto ci troveremmo se non esistesse lo Stato. Non ci possiamo fidare di quelli che parlano di responsabilità dell’economia. Alla fine ci torviamo di fronte ad un mucchio di egoisti, sia fra le banche che fra i dirigenti Swissair. Ora un paio di migliaia di impiegati e una classe politica svizzera che teme per la propria immagine sono improvvisamente contenti che vi sia a disposizione un mezzo miliardo di franchi raccolti con le imposte. Pensiamoci la prossima volta che chiediamo meno Stato.
Le Temps – Il comportamento degli elmetti a punta dell’ala radicale zurighese, della Stahlfraktion (metafore che richiamano la prima guerra mondiale ndr), ha mostrato come quelli che parlavano con tanta arroganza in nome dell’economia non siano che bambini piccoli, piagnucolosi che grattano dietro la porta di quelli che detengono veramente il potere e che non si degnano nemmeno di rispondere loro. Comunque le ultime peripezie hanno fatto vedere ancora una volta chi comanda perlomeno a Palazzo federale: non l’UDC, non il PPD e nemmeno il PS. Anche il PLR non ha brillato, ma i suoi consiglieri federali hanno raccolto la sfida. E sembra essere stato Couchepin ad aver dato l’impulso principale.
Tribune de Genève – Vittoria totale delle banche. Sarà senza dubbio difficile far credere ai cittadini svizzeri che hanno un governo libero e sovrano.
24 heures – È nelle situazioni di crisi che si vede chi ha le qualità dell’uomo di Stato. Negli ultimi giorni Leuenberger e Villiger non hanno passato il test. La Svizzera sembrava diretta da un governo fantoccio. Mercoledì lo Stato si è ripreso qualcuno dei suoi diritti grazie a Couchepin. Occorrerà comunque ripensare all’ampiezza dei privilegi che il Paese intende accordare a settori economici che disprezzano lo stato ed i suoi organi.
La Liberté – Per le banche, quasi messe al bando dalla nazione, il mondo è cambiato. Non detteranno più legge così facilmente in questo Paese.
Corriere del Ticino – Per le banche leader nel mondo dell’investment banking il modo in cui hanno affrontato questa vicenda pone interrogativi inquietanti. Il triste epilogo di Swissair mette in evidenza problematiche culturali, politiche ed istituzionali che non potranno essere facilmente accantonate. I casi di cattiva gestione aziendale si moltiplicano in modo preoccupante (Kuoni, Sulzer). I valori di sobrietà, onestà e responsabilità che si rifanno al protestantesimo sono oggi derisi. In nome della globalizzazione e del mercato, alcune società stanno mangiando gran parte delle riserve accumulate in decenni di duro lavoro da parte delle generazioni precedenti.
La Regione – Il lavoro svolto per tanto tempo da Svizzera Turismo è ormai distrutto. In tutto il mondo non si parla di Swissair, ma della Svizzera. Quello che hanno fatto UBS e Credit Suisse è irresponsabile e gravissimo.
Giornale del Popolo – L’insopportabile «Besserwisserei» di certa Svizzera è crollata miseramente insieme al suo simbolo, la Swissair. Il tracollo significa la disfatta del mito di Zurigo. È il fallimento di certi spocchiosi capitani d’industria, maestri nel dare del filibustiere a qualche imprenditore ticinese e nel guardare con superiorità alla Lombardia. Il crollo di Swissair è la fine della Svizzera arrogante e zurigocentrica.
swissinfo e agenzie
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