BAK Economics: “con la guerra meno crescita e più inflazione”
Il conflitto in Medio Oriente ha ripercussioni anche in Svizzera, causando meno crescita e più inflazione: l'istituto di ricerca BAK Economics corregge di conseguenze le sue stime.
(Keystone-ATS) La previsione sull’inflazione viene raddoppiata: l’incremento dei prezzi, che era pronosticato allo 0,3% nel 2026, ora è visto allo 0,6%. “L’aumento rimarrà ben al di sotto dei livelli registrati all’estero, ma la variazione sarà comunque sensibile per gli standard svizzeri, in particolare a causa della progressione dei costi dell’energia e delle importazioni”, scrivono gli esperti renani. Nel 2027 il rincaro dovrebbe poi rimanere allo 0,6%.
Più contenuto l’impatto sulla crescita: il prodotto interno lordo (Pil) – al netto degli eventi sportivi – salirà nel 2025 dello 0,8%, a fronte dello 0,9% stimato in precedenza. Per il 2027 la previsione passa da 1,5% a +1,4%. A subire il contraccolpo della guerra sarà soprattutto l’industria d’esportazione, mentre l’economia interna dovrebbe fungere da sostegno.
BAK Economics prevede inoltre che la Banca nazionale svizzera (BNS) mantenga per il momento il tasso guida allo 0,0%. Il moderato aumento dell’inflazione non richiede infatti una reazione immediata e il franco continua a essere ricercato come bene rifugio, in tempi di incertezza: la pressione al rialzo persisterà finché i tassi di interesse esteri non aumenteranno in modo sostenibile. Per far fronte alla situazione l’istituto guidato da Martin Schlegel si limiterà almeno inizialmente a frenare eventuali apprezzamenti del franco con interventi sul mercato valutario, concludono gli specialisti basilesi.