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Baume-Schneider, cinema di primaria importanza per la democrazia

Keystone-SDA

Elisabeth Baume-Schneider ha difeso oggi ad Ascona il finanziamento pubblico della cultura, il plurilinguismo e il dialogo tra artisti e politici. Maja Hoffmann, presidente del Locarno Film Festival, ha invocato una cultura in grado di ricreare legami.

(Keystone-ATS) La conversazione tra la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider e la presidente del Festival Maja Hoffmann, con le domande del curatore d’arte Hans-Urich Obrist, ha avuto luogo nel parco del Monte Verità. C’è stato un piccolo ritardo legato un incidente alla piattaforma di legno per il pubblico, che è parzialmente crollata poco prima della conversazione.

Sostegno pubblico alla creazione

Interrogata sul sostegno pubblico alla creazione, Elisabeth Baume-Schneider ha difeso una visione decisamente politica della cultura. “Quando i responsabili politici comprendono che la cultura non è solo intrattenimento né esclusivamente un settore economico, ma che è parte integrante dei nostri valori democratici, diventa più facile convincere il Parlamento che ridurre i fondi destinati alla cultura equivale a mettere a rischio la nostra democrazia”, ha dichiarato.

La responsabile del Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha inoltre accolto con favore la bocciatura dell’iniziativa popolare “200 franchi, bastano!”, che mirava a ridurre il canone radiotelevisivo. “Non possiamo difendere la democrazia nei nostri discorsi senza interrogarci su come finanziamo la cultura”, ha affermato, considerando i media e la creazione culturale come pilastri del dibattito democratico.

Il declino del francese e dell’italiano

Un altro motivo di preoccupazione sono le lingue nazionali. Elisabeth Baume-Schneider ha espresso preoccupazione per il crescente disinteresse nei confronti del francese e dell’italiano. “So quanto la lingua sia parte integrante della nostra identità. Questa questione va ben oltre i dibattiti pedagogici. Riguarda la convivenza”, ha sottolineato, promettendo di dedicare tutte le sue energie a questo tema.

La discussione si è poi spostata sul ruolo degli artisti nella vita pubblica. Citando come esempi André Malraux in Francia o diversi scrittori diventati diplomatici, Hans-Ulrich Obrist ha invocato un maggiore coinvolgimento delle personalità culturali nelle istituzioni, evocando anche l’esperienza di un’ambasciata svizzera trasformata in centro di ricerca culturale a Pechino.

Elisabeth Baume-Schneider si è detta aperta a questa prospettiva, mettendo però in guardia da un’eccessiva normalizzazione del mondo artistico. “Sarebbe necessario che questi artisti restassero artisti e non diventassero troppo compatibili dal punto di vista amministrativo”, ha affermato.

Piazza Grande: “la forza del collettivo”

Anche la Piazza Grande, cuore del festival dove ogni sera diverse migliaia di spettatori assistono alle proiezioni all’aperto, ha alimentato il dibattito. Per la ministra, questo luogo simboleggia la forza della collettività senza cancellare l’esperienza individuale. “Anche in mezzo a migliaia di persone, si può rimanere in dialogo con le proprie emozioni”, ha sottolineato, definendo la Piazza un “luogo di speranza”.

Maja Hoffmann ha ribadito lo stesso concetto, riferendosi alle discussioni che hanno fatto seguito alla proiezione del film di apertura dedicato alle migrazioni, “Les yeux verts”. “La gente è rimasta a lungo in Piazza a discutere. È stato profondamente commovente”, ha osservato, elogiando la capacità del cinema di affrontare i temi più delicati al di fuori dei consueti schemi del dibattito pubblico.

In conclusione, Maja Hoffmann ha ribadito la sua convinzione che la cultura costituisca una leva essenziale per ricucire il tessuto sociale. Senza considerare che la società sia “distrutta”, la presidente del Festival del cinema di Locarno ha ritenuto che oggi essa soffra di una mancanza di chiarezza e di punti di riferimento. Il suo impegno a favore della creazione rientra, secondo lei, in un approccio politico “nel senso nobile del termine”, al di là delle divisioni partitiche, nella misura in cui si tratta innanzitutto di un impegno attivo al servizio della collettività.

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