Borsa svizzera chiude in forte rialzo, SMI +2,39%
(Keystone-ATS) È tornato il sole sulla borsa svizzera, che dopo le pesanti perdite che hanno caratterizzato le ultime sedute è apparsa oggi in piena fase di recupero. L’indice dei valori guida SMI ha terminato a 8250,10 punti (+2,39% rispetto a ieri), mentre il listino globale SPI ha guadagnato il 2,42% a 8130,92 punti.
Reduce da una striscia di otto chiusure negative consecutive, che hanno portato l’SMI a contrarsi di oltre l’8%, il mercato elvetico ha trovato oggi il rimbalzo, sulla scia delle altre piazze continentali. Anche questa settimana viene però archiviata in perdita: è la quarta volta di seguito che succede.
Partita ancora una volta con sbalzi notevoli che hanno fatto temere il peggio, la seduta è andata poi incanalandosi sui binari di una solida crescita, che ha aumentato il ritmo quando anche Wall Street si è messa ad accelerare. La piazza americana ha infatti preso atto di buoni dati congiunturali – riguardanti la vendita di case e la fiducia dei consumatori calcolata dall’università del Michigan, salita ai massimi dal luglio 2007 – e ha accolto con favore la notizia che la Federal Reserve potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di rinviare la fine del programma di acquisto titoli.
La domanda che ora tutti si pongono è: siamo di fronte a un movimento di natura meramente tecnica o è l’avvio di una nuova fase? Nessuno sembra volersi sbilanciare: stando agli operatori il nervosismo è ancora elevato e basterebbero alcune novità negative per far girare la giostra nuovamente in senso inverso.
Nei giorni scorsi le cattive notizie congiunturali provenienti soprattutto dall’Eurozona avevano spinto diversi investitori a separarsi dalle loro partecipazioni. Molti titoli sono così scesi sotto livelli critici che hanno fatto partire gli ordini di vendita automatici, innestando quindi una spirale negativa. Ha pesato anche il fatto che non tutti i trimestrali presentati dalle aziende elvetiche si sono dimostrati convincenti. L’indice di volatilità è salito così ieri ai massimi degli ultimi due anni.
Rimanendo in Svizzera, in una giornata assolutamente piatta sul fronte aziendale il mercato ha smaltito i postumi dell’abbuffata dei trimestrali di ieri. Nestlé (+2,00% a 66,25 franchi) è rimasta a lungo condizionata dal dato relativo alle vendite nei primi nove mesi, inferiore alle attese, che ha portato molti analisti ad abbassare l’obiettivo di corso. Gli altri due pesi massimi difensivi, Novartis (+2,75% a 82,20 franchi) e Roche (+2,76% a 267,70 franchi), hanno per contro fin da subito approfittato del buon andamento dell’intero comparto farmaceutico europeo.
Dopo giorni di umiliazioni è scattata l’ora della vendetta per i bancari UBS (+3,79% a 15,05 franchi), Credit Suisse (+2,06% a 24,26 franchi) e Julius Bär (+4,29% a 39,12 franchi). Tonici si sono pure rivelati gli assicurativi Swiss Re (+0,91% a 71,70 franchi) e Zurich (+2,26% a 271,90 franchi).
Tutti positivi, sebbene non tutti con lo stesso entusiasmo, hanno terminato i titoli particolarmente sensibili alla congiuntura come ABB (+0,73% a 19,40 franchi), Adecco (+2,44% a 60,95 franchi), Geberit (+3,19% a 297,20 franchi) e Holcim (+3,74% a 63,85 franchi). Nel segmento del lusso Richemont (+2,59% a 77,30 franchi) si è mossa un passo davanti a Swatch (+1,62% a 438,50 franchi).
Completano il quadro delle blue chip Actelion (+3,50% a 102,00 franchi), Givaudan (+1,91% a 1494,00 franchi), SGS (+1,94% a 1891,00 franchi), Swisscom (+1,58% a 515,50 franchi) e Transocean (+1,20% a 28,59 franchi).
Dal mercato allargato non è giunto praticamente alcuno spunto degno di rilievo. A livello di variazioni di corso si segnalano Autoneum (+7,84% a 147,10 franchi), Logitech (+6,05% a 11,40 franchi) e – all’estremità opposta – Schlatter (-3,50% a 135,00 franchi).