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Bufera su donazioni opache a Farage, governo Gb prepara una stretta

Keystone-SDA

Si allarga la bufera sulle donazioni e sugli affari privati di Nigel Farage, leader di Reform Uk, il partito britannico anti-immigrazione balzato in vetta da oltre un anno ai sondaggi nazionali d'oltre Manica.

(Keystone-ATS) Scandalo che sembra allontanare la prospettiva realistica di una sfida concreta dell’ex tribuno della Brexit alla guida futura del Governo e che l’attuale maggioranza laburista cavalca: evocando indagini ad hoc e delineando una possibile stretta ulteriore sui contributi privati alla politica, con l’ipotesi di abbassare fra l’altro a non più di 100’000 sterline all’anno il tetto di qualunque forma di donazione di cittadini che risultino elettori in Paesi stranieri e si siano poi trasferiti (o siano tornati a vivere) nel Regno Unito.

L’iniziativa campeggia oggi sui media, dopo le nuove polemiche scatenatesi nel week-end su Farage in seguito a un’inchiesta del Sunday Times secondo cui il leader di Reform avrebbe ricevuto nel recente passato varie forme di sostegno da George Cottrell, 32enne finanziere e aristocratico britannico in seguito condannato negli Usa per truffa e riciclaggio di denaro sporco. Si tratta di sostegni arrivati diversi mesi prima del ritorno attivo in politica di Farage, suggellato dal voto del luglio 2024, ragion per cui il suo partito nega ogni “irregolarità” e grida alla “campagna di killeraggio”.

Ma in un quadro nel quale in effetti gli standard di condotta parlamentari del Regno obbligano i deputati a dichiarare nel cosiddetto “registro degli interessi” tutti i contribuiti ottenuti e le attività remunerative svolte nei 12 mesi precedenti alle elezioni.

Di qui le accuse all’amico di Donald Trump e la denuncia all’organo amministrativo indipendente di sorveglianza dei codici di condotta parlamentare avanzata nei suoi confronti dal Labour e da altri partito. Organo che del resto ha già avviato di recente un altro accertamento su parallele mega donazioni record da 9 milioni di sterline totali concesse a Farage nel 2024, poco prima della sua candidatura a deputato, pure da Christopher Harborne: altro chiacchierato cripto-miliardario inglese trapiantato in Thailandia.

A queste accuse imbarazzanti, si sommano sospetti recenti sulla mancata dichiarazione di Nigel Farage nel registro degli interessi di 3 delle 5 proprietà immobiliari che il numero uno di Reform risulta possedere assieme alla sua partner sull’isola o all’estero. Nonché sui lucrosi guadagni privati incamerati attraverso attività pubblicitarie private in settori – dagli investimenti in oro alle stesse cripto – a favore dei quali il partito della destra anti-immigrazione si è poi mosso politicamente con proposte di maggiore deregulation.

Il tutto mentre Reform, pur restando al momento al primo posto nei sondaggi, pare aver avviato un trend di calo di consensi: a beneficio sia della destra tradizionale dei Tory di Kemi Badenoch, sia di un Labour che risente dei primi effetti positivi dell’imminente passaggio di mano a Downing Street fra l’impopolare Keir Starmer e la nuova leadership entrante di Andy Burnham.

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