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CEO Alpiq: “serbatoi gas poco pieni, timori per l’inverno”

Keystone-SDA

La presidente della direzione di Alpiq Antje Kanngiesser lancia l'allarme sui livelli di stoccaggio di gas in Germania, ben al di sotto della media decennale. Potrebbero avere pesanti ripercussioni sulla Svizzera nel prossimo inverno.

(Keystone-ATS) Stando ai dati diffusi oggi dal gruppo vodese, i serbatoi tedeschi sono attualmente pieni solo al 52%: una percentuale che preoccupa, se confrontata con la media degli ultimi dieci anni, che si attesta ben più in alto, cioè all’82%. Ancora più critica è la situazione del più grande deposito di stoccaggio europeo, situato a Rehden, in Bassa Sassonia: il suo tasso di riempimento è fermo all’8%.

“Se avremo un inverno che si possa davvero definire tale un livello così basso potrebbe avere un effetto estremamente inflazionistico sui prezzi”, mette in guardia Kanngiesser, che ha parlato nel corso della teleconferenza odierna con gli analisti di commento ai dati semestrali. Difficile comunque prevedere come sarà la meteo nei prossimi mesi. “Non ho una sfera di cristallo. Non so quando e se nevicherà, né quando arriverà il freddo o con quali temperature. Anche le precipitazioni sono imprevedibili”, chiosa la manager con doppia nazionalità elvetica e tedesca.

Per la Svizzera la questione è comunque di vitale importanza. La Confederazione non dispone infatti di propri depositi di gas a uso commerciale e dipende totalmente dalle riserve dei paesi vicini. E la Germania gioca un ruolo chiave nel continente, ospitando i più grandi stoccaggi d’Europa, che rappresentano da soli circa il 17% della capacità totale del Vecchio Continente. Seguono, nella classifica europea, Italia, Paesi Bassi e Francia.

Per far fronte a questa situazione e alle incertezze geopolitiche, appena una settimana fa il Consiglio federale ha annunciato una serie di misure per garantire l’approvvigionamento in vista del prossimo inverno. La strategia si basa principalmente sulla possibilità di ottenere gas, in caso di necessità, dal gasdotto di transito che collega la Francia all’Italia, garantendo così un’opzione di approvvigionamento alternativa.

Ma non è solo la meteo a preoccupare i gestori energetici. Secondo Kanngiesser il comparto del trading energetico sta soffrendo anche per un’altra causa ancora più imprevedibile del clima: i social network. La CEO ha denunciato un aumento della volatilità “arbitraria” sui mercati, alimentata principalmente dalla nervosità generata dai post sui social. “I modelli che utilizziamo non possono certo prevedere il prossimo tweet di un presidente”, commenta riferendosi al numero uno degli Stati Uniti Donald Trump, le cui dichiarazioni online continuano a creare onde d’urto sui mercati globali.

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