A Mendrisio per scoprire un inedito Giacometti
Il Museo d'arte di Mendrisio ricorda Alberto Giacometti da una prospettiva completamente inedita: per la prima volta sono infatti esposte un centinaio di copie di capolavori dell'arte antica e moderna. La mostra rimarrà aperta fino al 12 novembre.
L’iniziativa di Mendrisio apre anche in Ticino la stagione delle celebrazioni per l’imminente centenario della nascita del pittore e scultore grigionese (Borgonovo 1901 – Coira 1966). A differenza, tuttavia, di altre mostre dedicate a opere già conosciute, viene qui messo per la prima volta in luce, in modo esauriente, un aspetto poco noto ma importantissimo della personalità dell’artista, che si era dedicato a copiare opere d’arte fin dalla più tenera età, continuando poi per tutta la vita.
Per Giacometti, infatti, solo copiando era possibile comprendere veramentei capolavori della storia dell’arte, sviscerarne la struttura ed il significato ed, in seguito, trarne ispirazione per le proprie opere. Le copie costituirono così un vero nutrimento per la sua attività e l’abitudine di copiare divenne un lavoro parallelo a quello personale, consentendo all’artista di instaurare un dialogo continuo con il passato e con culture diverse dalla sua.
Finora, tuttavia, a parte qualche sporadica eccezione, l’argomento non era mai stato affrontato in maniera completa: le copie venivano ritenute una produzione più che altro personale, intima, non destinata al grande pubblico. I due co-curatori della mostra, Simone Soldini e Casimiro Di Crescenzo hanno, di fatto, eliminato questo pregiudizio, recuperando un punto di osservazione completamente nuovo, da cui ammirare l’opera del maestro. Allo stesso tempo, viene mostrato quanto sia profondo, in generale, il legame tra arte del passato ed arte contemporanea.
A Mendrisio è esposta la parte più significativa degli oltre 300 disegni rinvenuti dai due studiosi: si tratta di 90 schizzi (di cui 54 inediti), molti anche tracciati ai margini di libri di storia dell’arte. Spiccano copie di opere di Michelangelo, Vermeer (la famosa “Ragazza col turbante”), Cézanne, Dürer, Matisse, Picasso, Van Eick, ma anche di esempi d’arte egizia, sumera ed oceanica.
La civiltà dei faraoni, in particolare, costituì un punto fermo della ricerca di Giacometti nell’arte del passato: non a caso le sue opere risentono fortemente del concetto di frontalità e, se esprimono un movimento della figura umana, ad avanzare per prima è sempre la gamba sinistra.
Seguendo un percorso logico, accanto ai disegni sono state esposte le opere dell’artista che nacquero proprio ispirandosi a quei capolavori della storia dell’arte: così, vicino allo schizzo di figure egizie, è posta la “Femme sans tête”, accanto a disegni di cavalli di arte greca, il dipinto “Tête de cheval”, e via dicendo.
La mostra, che dispone di un ricco catalogo, ha già attirato l’interesse internazionale: dopo Mendrisio, dove è visibile fino al 12 novembre (martedì-domenica, 10-12 e 14-18), l’esposizione su Alberto Giacometti si trasferirà nella città spagnola di Valencia.
Alessandra Zumthor
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