Christoph Meili vuole soldi e tranquillità
L'ex guardia giurata che l'8 gennaio 1997, nel pieno della bufera sui fondi ebraici, salvò dal macero dell'UBS documenti riguardanti il periodo nazista, si sente sfruttato. «Voglio i miei soldi, voglio la mia tranquillità», afferma dal suo volontario esilio americano in un'intervista pubblicata dalla «SonntagsZeitung».
«Ne ho un po’ abbastanza di come vanno le cose qui», dice Meili, denunciando le continue manipolazioni cui è sottoposto. Ciò nonostante, il 33enne afferma che probabilmente non tornerà in Svizzera, da cui si era allontanato con la famiglia, non sopportando la pressione dell’ambiente circostante quando da un giorno all’altro era diventato un personaggio, trattato all’estero come un eroe.
Finora Meili non ha ricevuto un franco dei soldi che gli sarebbero stati promessi. Stando alla sua versione dei fatti, nell’agosto 1998, nell’ambito dell’accordo globale sui fondi ebraici fra banche elvetiche e superstiti dell’Olocausto, gli era stato promesso un milione di dollari – esentasse – nel corso di un colloquio cui erano presenti il senatore americano Alfonse D’Amato, l’allora avvocato di Meili Edward Fagan e Bob Swift, uno dei legali delle denunce collettive.
Sempre secondo Meili, Swift gli ha poi confermato per fax l’accordo. Al momento Meili vive con i 5.000 dollari al mese che gli passa il «Club 1939» (un’associazione di sopravvissuti all’Olocausto) e dell’impiego estivo come guardia giurata, retribuito con nove dollari all’ora. Per Meili si tratta di un’ingiustizia.
«Grazie a me si è giunti all’accordo sui fondi ebraici e al fondo tedesco per risarcire i lavoratori coatti. Insieme gli ebrei ricevono 6,5 miliardi di dollari. E io vengo mandato a lavorare come guardia giurata, badando a come, con il mio stipendio, possa sopravvivere solo di poco sopra il minimo legale. La nostra famiglia non ha sicurezza. La casa è solo affittata», si lamenta Meili, precisando di non aver messo da parte il becco di un quattrino e di non sapere quale sarà il suo futuro.
«Non mi si aiuta, sebbene io sia Christoph Meili e vengo presentato volentieri dai media e dalle organizzazioni ebraiche. Ma quando si tratta di farmi avere un lavoro, nessuno si fa avanti. Gli americani pensano già in partenza che una guardia giurata sia stupida». Dopo quanto successo, agirebbe ancora nello stesso modo?, chiede il giornale. «Probabilmente sì, ma rimarrei in Svizzera», conclude Meili.
swissinfo e agenzie
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