Forse a Berna la prima Casa multiculturale dell’immigrazione
Nella capitale svizzera potrebbe venir aperta, a medio termine, la prima Casa multiculturale dell'immigrazione in Svizzera. Il progetto, portato avanti da alcune associazioni della comunità italiana e da alcuni particolari, è stato sviluppato per evitare la messa all'incanto del palazzo del Cisap, il Centro italo-svizzero di formazione professionale fallito in un mare di debiti dopo aver formato professionalmente dalla seconda metà degli Anni Sessanta migliaia di lavoratori italiani immigrati in Svizzera.
“Una scommessa, un’occasione da non perdere per dare una dimostrazione che siamo ancora capaci non solo di avere delle visioni ma anche di vincere delle scommesse”. Con queste parole il presidente del Cisap dottor Giovanni Longu ha spiegato a swissinfo il progetto di trasformare il fallito Centro italo-svizzero di formazione professionale di Berna nella prima Casa multiculturale dell”immigrazione in Svizzera. “Una scommessa -ha precisato il dottor Longu- che dobbiamo fare non tanto per noi stessi, per la nostra generazione, ma per quelli che ci seguiranno, per gli immigrati che continuamente si aggiungono alla nostra comunità di immigrati italiani”.
Nella Casa multiculturale dell’immigrazione, che potrà contare su una superficie di oltre 5 mila metri quadri, dovranno trovare spazio, oltre alle differenti associazioni socio-culturali di immigrati, degli spazi per attività di formazione ed integrazione, punti di incontro sociali, club sportivi ed anche un’università per gli immigrati della terza età.
Un progetto complesso che per andare in porto ha bisogno di evitare la messa all’incanto dell’immobile del Cisap ubicato al civico 139 c della Freiburgstrasse di Berna, un indirizzo che negli ultimi 25 anni è diventato un punto di riferimento per la formazione professionale della collettività di immigrati italiani, per migliaia dei quali ha avuto, come ha ribadito il presidente del Comites del Canton Berna Emirano Colombo “una grande funzione formativa che ha permesso loro di avere una chance in più per poter trovare un’occupazione nell’industria svizzera”.
Per dare un futuro a quello che è stato il frutto della collaborazione tra Italia e Svizzera nella formazione professionale degli immigrati, al gruppo di lavoro appositamente costituito per salvare l’edificio del Cisap sono indispensabili all’incirca 2 i milioni di franchi. Nell’operazione di ricerca del capitale sono impegnati in primis oltre al dottor Longu, il presidente del Comites del Canton Berna Emirano Colombo, il presidente del Comitato cittadino d’intesa della capitale federale Angelo Petraccaro e Pietro Gianinazzi, responsabile dell’inserto “Italianissimo” del settimanale dell’emigrazione “La Pagina”. Una somma che dovrà essere versata alla Banca cantonale di Berna per far fronte al debito di circa 4 milioni accumulato nelle precedenti gestioni del Centro italo-svizzero di formazione professionale.
Riuscire ad evitare la messa all’incanto dell’immobile del Cisap non sarà però un’impresa facile, come ha dichiarato il presidente Longu e come ha confermato il presidente del Comites del Canton Berna Emirano Colombo “Abbiamo già iniziato vari contatti, ma il tutto non è facile. Una grande importanza potranno avere le risposte che ci daranno grossi organismi svizzeri aperti al sociale ed al mondo del lavoro come i sindacati e le autorità svizzere”.
Il tempo è però nemico del gruppo di lavoro impegnato nel progetto di salvataggio del Cisap: per evitare l’asta fallimentare bisogna infatti trovare il capitale necessario entro metà, fine giugno. “Il tempo stringe -riconosce Pietro Gianinazzi- per cui è importante lavorare al massimo per riuscire a salvare l’edificio del Cisap e portare avanti il progetto”
Per conoscere lo sviluppo del progetto si dovrà quindi attendere fino alla fine del prossimo mese di giugno, quando si saprà se il gruppo intenzionato a riscattare l’immobile del Cisap sarà riuscito a trovare i due milioni di franchi da versare alla Banca cantonale bernese. Condizione irrinunciabile per la creazione della Casa multiculturale dell’immigrazione in Svizzera è infatti quella di evitare l’asta fallimentare dell’immobile del Cisap.
Sergio Regazzoni
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.