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Goumois: dopo la paura arriva il momento dei costi

Il vicerettore della scuola Markus Brändle si rivolge alla direttrice scolastica Sylvia Wiss. Con loro anche la consigliera nazionale zurighese Rosmarie Zapfl. Keystone

Si annunciano risvolti cari nella vicenda degli speleoturisti: i costi dei soccorsi potrebbero toccare il milione di franchi. Dopo il felice epilogo della vicenda degli otto svizzerotedeschi intrappolati per tre giorni sottoterra, l'attenzione si sposta ora sulle responsabilità.

Il conto per il salvataggio degli otto “speleoturisti” rimasti intrappolati nelle grotte di Goumois rischia di essere salato: secondo calcoli apparsi sulla stampa, il costo delle operazioni oscillerebbe tra 500mila e un milione di franchi. Per questa ragione, i responsabili della scuola universitaria professionale zurighese frequentata dagli escursionisti faranno eseguire una perizia giuridica per determinare le responsabilità di ciascuno.

Nell’attuale situazione, ha affermato lunedì la presidente del consiglio di fondazione della scuola Rosmarie Zapfl, “è ancora troppo presto per puntare il dito contro chicchessia”. È meglio aspettare il responso degli esperti, ha aggiunto la consigliera nazionale zurighese del PPD.

Sia la scuola che la società Altamira, organizzatrice della spedizione, sono coperte da un’assicurazione sulla responsabilità civile. I partecipanti, ha precisato il vicerettore della scuola Markus Brändle, sono assicurati individualmente.

L’attenzione si sposta ora sulle responsabilità dei singoli per quanto accaduto e in particolare sulla pericolosità di quella spelonca: Judith Steinle, la guida 25enne che ha accompagnato i sette studenti nell’escursione, si dice vittima di un fenomeno eccezionale, ma alcuni esperti la contraddicono.

“Siamo probabilmente rimasti vittime di un fenomeno naturale particolare”, ha detto la Steinle in un’intervista alla “Neue Luzerner Zeitung”, aggiungendo che la grotta non era certo un problema.

Che la grotta possa trasformarsi in una piscina sotterranea in caso di maltempo era noto da almeno 25 anni. Lo indica uno studio del geologo Yves Aucant, del 1977, nel quale viene menzionata la pericolosità di quegli anfratti.

Lo studio, ha precisato all’ats Marc Lütscher dell’istituto svizzero di speleologia di Chaux-de-Fonds, mette in rilievo proprio la pericolosità della grotta in caso di pioggia, ed è facilmente reperibile. Judith Steinle ne ignorava però l’esistenza, come lei stessa ha dichiarato a radio DRS.

Secondo Lütscher, quando si compiono escursioni in grotte con persone inesperte ci vogliono almeno tre guide per non più di cinque partecipanti. Se la difficoltà non è eccessiva, bastano due guide per gruppi composti anche di sei o sette “speleoturisti”.

swissinfo e agenzie


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