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Il linguaggio senza frontiere di Kantor

The Sea Concerto, 1967 (concerto marino) Photo: Eustachy Kossakowski

L'arte di Tadeusz Kantor, uno dei teorici del teatro più incisivi del Novecento, torna a Zurigo dopo 27 anni grazie a una bella esposizione organizzata dal Museo di Arte Contemporanea della Migros.

Le oltre 60 opere presentate – tra cui disegni, pitture, oggetti teatrali, fotografie, filmati e documenti – consentono una veduta d’insieme sulla creatività originale e poliedrica del geniale artista polacco.

Pittore, scultore, scenografo, poeta, attore e regista Tadeusz Kantor (1915-1990) è diventato famoso soprattutto come uomo di teatro. Dall’inizio degli anni 60 gli happening, gli spettacoli della sua troupe Cricot 2 e i ‘cricotage’ – brevi azioni teatrali – vengono presentati sempre più spesso anche fuori della Polonia.

Ma è nello spettacolo La Classe morta (1975), senza dubbio il successo più grande, che la ricerca di Kantor raggiunge l’espressione più matura. Liberatosi dalle esperienze formali delle avanguardie, in questo spettacolo indaga i meccanismi della memoria e della morte, sottomettendo simboli ed emozioni ad una rigorosa disciplina formale.

Il modo in cui ha messo in scena la dialettica tra presente e passato, tra personale e universale, in spettacoli come La Classe morta o Wielopole, Wielopole (1980) ha sconvolto ed emozionato il pubblico in tutto il mondo: dal Giappone al Brasile, da New York a Stoccolma, da Roma a Parigi ma anche Zurigo e Ginevra.

Kantor e la Svizzera

Che la Svizzera fosse sensibile al lavoro di Kantor e che anche l’artista sia rimasto piacevolmente colpito dalla sensibilità degli svizzeri – “qui tutti sono interessati all’arte” troviamo scritto in una lettera indirizzata al suo mecenate – lo scopriamo grazie ai documenti provenienti dalla Collezione Ahrenberg, esposti nella mostra zurighese.

In stretto rapporto con il collezionista Theodor Ahrenberg, Kantor fu più volte suo ospite nell’atelier della villa Le Rocher, a Chexbres nei pressi di Vevey (VD). Qui, come risulta dalle lettere, ebbe modo di organizzare l’esposizione personale tenuta a Losanna nel 1964, quella basilese del ’66 e redigere “il Manifesto dell’imballaggio” – anch’esso presente in mostra – considerato uno dei fondamenti metodologici della sua opera futura.

L’azione d’imballare corpi ed oggetti – prima in pittura e negli happening e poi negli spettacoli e nei ‘cricotage’ – era uno stratagemma che gli permetteva di dissimulare la realtà dietro una forma astratta, capace di divenire, come diceva egli stesso “un atto di memoria”.

Inventore di un linguaggio ibrido

Le sue creazioni teatrali sono comunque inscindibili dal disegno e la pittura, linguaggi questi con cui si aprì la sua carriera artistica e di cui l’esposizione zurighese presenta alcuni interessanti esemplari. Anzi, Kantor è considerato uno dei più noti pittori polacchi contemporanei e tra essi è stato forse il più instancabile innovatore.

La sua opera teatrale è semmai il risultato di un linguaggio espressivo ibrido a metà tra il teatro e le arti visive. I semi di questa personalissima forma espressiva si riconoscono già nelle esperienze teatrali degli anni 30 quando, prendendo spunto dal teatro costruttivista della Bauhaus, cerca di tradurre concetti astratti in immagini formali.

In teatro Kantor non ha mai dimenticato di essere in primo luogo un artista figurativo e come tale, ha sempre pensato attraverso le immagini. Solo che in scena, invece di usare il colore, ha organizzato oggetti ed attori secondo una logica visuale.

Come mostrano i numerosi video di azioni teatrali, le sequenze fotografiche di happening e soprattutto i filmati integrali degli spettacoli La Classe morta (del regista Andrzej Wajda) e Wielopole, Wielopole (del regista Andrzej Sapija) proposti nell’esposizione, artisti, oggetti e marionette acquistano sulla scena un ruolo intercambiabile perché sono il mezzo attraverso il quale Kantor può dare forma al suo personale universo.

La concezione dell’arte

“Tutto ciò che ho fatto nell’arte non è stato altro che un riflesso del mio atteggiamento nei confronti degli eventi che si svolgevano attorno a me, delle situazioni che ho vissuto, dei miei timori, del mio credere a una cosa e non a un’altra, della mia ignoranza di fronte a tutto ciò che si crede, del mio scetticismo, della speranza”, scriveva Kantor in un programma di sala del 1988.

I disegni, la pittura, la scultura, e tutta l’opera teatrale sono dunque la sua personale e imperativa necessità di dare una risposta alla realtà, risposta che, come scrisse Kantor, “costituisce forse l’essenza stessa della creazione”.

“Quello che è importante non è l’opera d’arte come prodotto, non è il suo aspetto ‘eterno’ e fossilizzato, ma il processo di creazione stesso, che ‘sblocca’ l’attività spirituale e psichica. Si tratta fondamentalmente del Movimento, dell’Attività, della vita. Queste ultime non sono là per generare un’opera d’arte, ma sono significanti in sé, s’infiltrano nella realtà totale e ne modificano la composizione.”

È con il suono prodotto dal movimento a intervalli de La macchina della distruzione usata nello spettacolo Il pazzo e la monaca (1963) – una delle numerose sculture teatrali qui presentate – che usciamo dalla sala, riconoscenti a quest’esposizione per averci ricordato la ricerca instancabile di un artista che si è battuto fin dai suoi esordi per un’arte libera.

swissinfo, Paola Beltrame, Zurigo

La mostra dedicata a Tadeusz Kantor, in corso al Museo d’arte contemporanea della Migros a Zurigo, rimarrà aperta fino al 16 novembre. Le circa 60 opere esposte sono state realizzate da Kantor tra il 1940 e la fine degli anni 80.

Oltre alle più note sculture usate negli spettacoli e nelle azioni teatrali -come La macchina dell’amore e della morte o i Bambini e i loro banchi, dallo spettacolo La Classe morta-, la mostra presenta disegni, dipinti, documenti e lettere appartenenti alla Collezione Ahrenberg.

Vengono presentate per la prima volta le foto di Eustache Kossakowski che documentano alcuni importanti e famosi happening e cricotage realizzati in Polonia, tra cui Lezioni di anatomia da Rembrandt (1969).

Nato nel 1915 a Wielopole, Tadeusz Kantor studia all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, dove, nel 1942, è cofondatore del gruppo “Giovani Scultori” e del Teatro sperimentale clandestino per il quale mette in scena Balladyna (1943) e Il ritorno di Ulisse (1944).

Dopo un soggiorno a Parigi, nel 1947 diventa professore di pittura alla Scuola Superiore di Arti Plastiche di Cracovia, incarico da cui viene revocato 2 anni dopo. Nel 1948 organizza a Cracovia la prima esposizione d’arte moderna polacca dopo la guerra ed espone a Praga e a New York.

Nel 1955 fonda con Maria Jarema e Kazimierz il teatro avanguardista Cricot 2 con cui metterà in scena, tra gli altri, La Piovra, Il pazzo e la monaca, Gallinella acquatica.

Nel 1957 fonda il gruppo di pittori avanguardisti Cracovia e co-organizza la 2a esposizione d’Arte Moderna di Varsavia. Intensifica i contatti con l’arte internazionale e i viaggi all’estero dove presenta numerose mostre di pittura. A Kassel partecipa all’esposizione mondiale “Documenta 2” (1949), “Documenta 6” (1977) e “Documenta 8” (1987).

Nel 1969 è per la prima volta all’estero con il teatro Cricot 2. Il 15 novembre 1975 ha luogo a Cracovia la prima di La Classe morta che l’anno dopo inizia una trionfale tournee mondiale.

Kantor muore a Cracovia l’8 dicembre del 1990 al debutto dell’ultimo spettacolo, “Oggi è il mio compleanno”, che viene presentato a Tolosa il 1 gennaio 1991.

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