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Il mondo economico a sostegno delle vittime

Alla Catena della Solidarietà giungono promesse telefoniche di donazioni anche da parte di ditte svizzere Keystone

Accanto alle donazioni che giungono dai privati, anche le ditte svizzere fanno a gara, a suon di milioni di franchi, per aiutare i Paesi colpiti dallo tsunami.

Nel frattempo, la colletta organizzata dalla Catena della Solidarietà ha raggiunto massimi storici.

“Le compagnie elvetiche attive internazionalmente sono molto generose siccome le esportazioni nei Paesi asiatici sono cospicue”, indica a swissinfo Klaus J. Stöhlker, esperto in comunicazione aziendale.

Un sondaggio condotto dal quotidiano svizzero tedesco “Tages Anzeiger” rileva infatti che le aziende svizzere hanno in poco tempo versato 20 milioni di franchi in favore delle vittime della catastrofe naturale.

UBS e Swatch tra i più generosi

In cima alla lista dei donatori troviamo l’UBS, che ha devoluto 3,4 milioni di franchi, ovvero lo 0,01 % della sua cifra d’affari. Seguono la multinazionale del cemento Holcim (3 milioni), il gigante farmaceutico Novartis (2,3 milioni) e la compagnia di assicurazioni Zurigo (2,3 milioni).

La ditta proporzionalmente più generosa è però la Swatch, che ha deciso di offrire in beneficenza lo 0,065% del suo fatturato (pari a 2,5 milioni di franchi).

La compagnia aerea di bandiera Swiss ha invece annunciato di voler donare il 10% del ricavato delle vendite degli articoli “tax free” realizzate in gennaio a bordo dei suoi velivoli.

Donazioni via SMS

Dal canto loro, i tre maggiori operatori telefonici hanno lanciato iniziative proprie. Swisscom, oltre a sostenere la Catena della Solidarietà (CdS), mette a disposizione numeri gratuiti e l’intera infrastruttura di telecomunicazione e internet in occasione delle collette nazionali.

Devolvendo completamente i ricavati degli SMS inviati con la menzione “Asia”, Sunrise appoggia invece la Caritas, mentre Orange sostiene l’UNICEF.

Infrastrutture e medicamenti gratuiti

Il contributo del settore economico elvetico non si manifesta soltanto in termini puramente finanziari.

Axpo, l’azienda leader nel settore dell’energia, metterà ad esempio alcuni collaboratori a disposizione per la ricostruzione del sistema di erogazione elettrica.

Nuovi bacini per l’acqua potabile saranno invece offerti dall’azienda di prodotti sintetici Sarna, mentre Roche provvederà alla fornitura gratuita di medicamenti.

Meglio tacere le proprie offerte?

Accanto agli esempi citati sopra, ci sono ditte che hanno partecipato alle offerte senza però seguire il motto “fai del bene e fallo sapere”.

“È una questione di mentalità: alcuni sbandierano le proprie azioni ai quattro venti, altri preferiscono mantenere un certa riservatezza”, ci dice Stöhlker.

Se la divulgazione di un atto di carità rappresenta, teoricamente, una mossa strategicamente utile, chi rende note le proprie donazioni o chi promuove pubblicamente una raccolta di fondi si espone però al rischio di un eventuale ritorno di immagine negativo.

Questo può capitare se la campagna non è svolta nel modo appropriato o se non raccoglie l’interesse auspicato.

Le parole di Karin Rhomberg, membro del consiglio di fondazione dell’Istituto svizzero di relazioni pubbliche, sono in questo senso categoriche: “L’azienda che vuole promuoversi per le sue donazioni va incontro a brutte sorprese”.

Colletta nazionale

Alcune ditte hanno partecipato alla colletta nazionale con l’intenzione di profilarsi.

Secondo il portavoce della Croce Rossa Svizzera Karl Schuler, citato dal giornale bernese “Der Bund”, aziende, comuni e cantoni preferiscono versare il loro contributo alla CdS, “perchè così il loro nome viene citato alla radio”.

Intanto, la CdS – che ha indetto mercoledì 5 gennaio una giornata nazionale di colletta in favore delle vittime del maremoto – ha ricevuto donazioni e promesse di versamento record, che superano i 74 milioni di franchi raggiunti nel 2000 in seguito all’alluvione che ha duramente colpito il Vallese, il Ticino e l’Italia del Nord.

Ridistribuzione mirata

I fondi raccolti dalla Catena della Solidarietà sono ridistribuiti soltanto ad associazioni che riempiono un determinato numero di condizioni.

Sono infatti finanziate unicamente le organizzazioni umanitarie la cui cifra d’affari annuale raggiunge il milione di franchi e che sono in grado di sbloccare almeno un quinto dei fondi propri in favore dei progetti d’aiuto. I conti devono inoltre essere controllati da un revisore esterno.

Niente soldi alle piccole associazioni

Se da un lato questi presupposti garantiscono un migliore controllo della destinazione delle donazioni effettuate, d’altro canto impediscono alle piccole associazioni d’aiuto altrettanto efficaci di potersene avvalere.

Sono infatti numerosi i volontari che lavorano nei Paesi più poveri per portare sostegno alle popolazioni in difficoltà. Solo dopo che le associazioni accreditate avranno ricevuto l’aiuto previsto, quelle più piccole potranno ricevere anch’esse una parte della somma raccolta, o perlomeno il poco che resta.

Una rigidità istituzionale che forse sarebbe opportuno riformare, in modo da poter sostenere anche chi da anni si adopera nel suo piccolo per aiutare chi soffre e la cui bontà delle azioni è facilmente verificabile.

swissinfo, Luigi Jorio e Anna Passera

All’incirca un decimo dei fondi raccolti dalla Catena della Solidarietà sono impiegati nel giro di due mesi in aiuti diretti alle zone sinistrate, quale primo aiuto per ovviare alle situazioni d’emergenza. Alla popolazione colpita sono così distribuiti cibo, coperte, vestiti e medicamenti.

I due terzi del capitale sono invece investiti nell’arco di alcuni anni nell’aiuto alla ricostruzione del Paese. Numerose sono le scuole, le case, gli ospedali e altre utili infrastrutture create grazie alla solidarietà dei donatori dell’associazione.

Il montante restante è utilizzato a lungo termine per cercare di ristabilire i rapporti economici degli Stati toccati dalla catastrofe.

La Catena della Solidarietà per le vittime del maremoto in Asia ha raggiunto la cifra record di 114 milioni di franchi.
74 milioni erano stati raccolti per le alluvioni in Ticino, Vallese e Nord Italia (2000).
Oltre 49 milioni per le vittime della guerra in Kossovo (1999).
34 milioni per i Paesi dell’America centrale colpiti dall’uragano “Mitch” (1998).
10 milioni per le vittime del terremoto di Bam in Iran (2003).

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