Il Nilo sfocia nel Reno
Domenica ha aperto i battenti a Basilea, nel sottosuolo del Museo delle antichità classiche, la nuova sezione dedicata all'Egitto. Seicento oggetti, fra statuette, grandi sculture, sarcofaghi, papiri e suppellettili, offrono una ricca panoramica - fra le più ampie in Svizzera - su cinque millenni di arte egizia.
Ad accogliere il visitatore che dall’ingresso del Museo delle antichità classiche di Basilea scende nei nuovi locali della sezione egizia, ricavati dal sottosuolo del cortile interno dell’edificio, c’è il ritratto ottocentesco di un uomo, con la barba ed il turbante. Rappresenta lo «sceicco Ibrahim», alias Johann Ludwig Burckhardt (1784-1817), il basilese scopritore del complesso monumentale di Abu Simbel, uno dei più importanti siti archeologici dell’Egitto.
Oggi Basilea, con l’apertura della nuova sala nel Museo delle antichità classiche, può richiamarsi a quell’avventuroso pioniere per aprire una nuova fase dei suoi legami con l’arte dell’antico Egitto e affiancarsi ad altre due importanti collezioni svizzere, quelle del Museo d’arte e di storia di Ginevra e del Museo di etnografia di Neuchâtel.
In una superficie espositiva di quasi 500 metri quadrati, al di sotto del cortile del museo, sono raccolti circa 600 oggetti ordinati in un percorso cronologico che copre un arco di 5000 anni, dal quarto millennio avanti Cristo, attraverso l’antico, medio e nuovo regno, fino all’Egitto in epoca greco-romana.
Una percorso avvincente, realizzato soprattutto grazie alla disponibilità di molti collezionisti privati e musei, svizzeri ed esteri. Numerose le donazioni, ancora più numerosi i prestiti. Circa due terzi degli oggetti esposti sono infatti concessi in prestito a lungo termine. Fra di essi, un buon numero non è mai stato accessibile prima d’ora al pubblico ed alcuni reperti hanno forse rivisto la luce per la prima volta dopo decenni trascorsi in magazzino.
Importante la collaborazione con il British Museum, che ha accordato al museo basilese il prestito di sedici oggetti, tra cui alcune sculture di grandi dimensioni. Un complemento ideale, queste ultime, alle raccolte dei collezionisti, composte per lo più di oggetti di piccole dimensioni. Anche la scultura monumentale, tanto rilevante nella cultura egiziana, ha così trovato accesso al Museo delle antichità. Fra le statue, da segnalare il grande frammento di testa del faraone Amenofis III, in granito, risalente al XIV secolo a.C.
Difficile per il resto rendere conto anche solo sommariamente degli oggetti esposti. Di grande impatto è la mummia risalente al II secolo d.C., decorata di motivi collegati ai riti mortuari egizi, ma con il volto del defunto dipinto nello stile della ritrattistica romana. Affascinante il lungo rotolo di papiro che riporta il testo del libro dei morti, realizzato nel I secolo a.C. per il sacerdote tebano Nesmin. Fra le sculture, accanto alla dea Sachmet dalla testa leonina (XIV sec. a.C.) o al bel busto di funzionario (VII sec. a.C.), si possono ricordare il frammento di testa di coccodrillo del XIV sec. a.C., che risalta per il colore aranciato della quarzite e per la raffinata lavorazione, la testa di re in agata, dai lineamenti finissimi e dal caldo colore rosso o la bellissima maschera mortuaria in legno del VI sec. a.C.
Ma si tratta solo di esempi: fra le vetrine e le sale della sezione egizia, si possono scoprire molte altre avvincenti testimonianze di una cultura il cui fascino appare inestinguibile. Se la nuova esposizione permanente non valesse una visita attenta, non si spiegherebbe del resto la generosità con cui lo sponsor ha sostenuto il progetto. Per i lavori di costruzione e per l’allestimento, l’UBS ha messo infatti sul tavolo la bellezza di 4,1 milioni di franchi. Potesse la cultura contare sempre su tanta munificenza…
Andrea Tognina
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