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Indignazione per l’esclusione del Ticino dalle possibili sedi del Tribunale federale

Il consigliere agli stati Dick Marty si è detto insoddisfatto della risposta del Consiglio federale alla sua interpellanza sulla decisione governativa di escludere il Ticino dalle candidature per una sede decentrata del Tribunale federale Keystone Archive

Quasi un «dies irae» martedì al Consiglio degli Stati per i senatori ticinesi Dick Marty e Filippo Lombardi che hanno invano cercato di far valere gli interessi della Svizzera italiana nell'assegnazione delle future sedi dei Tribunali federali- penale e amministrativo. Non se ne parla nemmeno, ha risposto in sostanza la ministra Ruth Metzler: il Ticino non soddisfa i criteri richiesti.

Il senatore liberale radicale aveva inoltrato un’interpellanza – la stessa cosa ha fatto al Nazionale la democristiana Chiara Simoneschi -in cui si lamenta che Berna non abbia preso in considerazione la Svizzera italiana quale possibile candidata ad ospitare i futuri Tribunali. Sono stati consultati numerosi Cantoni, ma non il Ticino che non è entrato neppure in considerazione.

«La Svizzera italiana una volta ancora è stata completamente ignorata», ha scandito Marty, che si è detto insoddisfatto della risposta scritta al suo atto parlamentare fornita dal governo. I Tribunali, secondo Berna, dovranno trovarsi un una regione linguistica importante. «Prendo quindi atto che nel linguaggio ufficiale del Governo ci sono lingue importanti e lingue non importanti», ha rilevato Marty.

Quanto poi al fatto che nella Svizzera italiana non ci sono facoltà di diritto e qundi non si troverebbero giudici per lavorare in uno dei due nuovi Tribunali federali, il senatore ticinese ha ribattuto che «il Ticino è il cantone che ha il più alto tasso di giuristi», seguito da vicino da Ginevra. Tutti i giuristi ticinesi studiano in un’università al fuori del Ticino, che risulta quindi il cantone col più alto tasso di bilingui.

Marty ha poi evidenziato come le argomentazioni del Governo e della ministra Metzler sulla perifericità e sulla lontananza delle sedi sono del tutto fuori luogo. La Svizzera italiana sta attraversando una fase molto delicata, ha aggiunto Marty: l’istituzione di un Tribunale federale sul suo territrio sarebbe stato un segnale importante.

«Se si chiede ad un computer dove piazzare la sede di un nuovo TF, in una frazione di secondo vi risponde che bisogna metterlo alla stazione di Olten, ma i problemi non possono essere affrontati solo col computer – ha continuato Marty -. La Svizzera non è una società anonima; è una nazione che si fonda sulla volonta delle varie comunità di vivere insieme».

«Non posso proprio essere soddisfatto della risposta del Governo, ma dopo le parole pronunciate qui dalla signora Metzler, sono anche molto deluso», ha concluso Marty.

A sostenere la sua posizione, contro una cerrta miopia bernese, sono intervenuti Eugen David (PPD/SG), Christoffel Brändli (UDC/GR) e Michel Béguelin (PS/VD), ma soprattutto l’altro senatore ticinese, Filippo Lombardi, cofirmatario dell’interpellanza, che ha parlato in italiano.

Le argomentazioni fornite del governo, ha detto Lombardi, sono di mera natura tecnica, semplici, perfino preoccupanti e pericolose. Quanto alla lontananza geografica del Ticino, ha dichiarato: «Sia detto di transenna, vi posso assicurare che, vista da Chiasso, Berna è particolarmente decentrata e difficilmente raggiungibile». Ha poi invitato il Consiglio federale a riprendere in mano la questione e discuterne serenamente col le autorità cantonali.

Ma la Metzler ha risposto chiaro e tondo che indietro non si torna: ci ho riflettuto, ma mi sono convinta che il Ticino non è adatto per un Tribunale penale. Esso deve trovarsi un una posizione centrale; non si può speculare sull’informatica e sulle telecomunicazioni. Il governo però è favorevole al decentramento delle istituzioni, fintanto che il loro funzionamento è assicurato.

swissinfo e agenzie

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