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L’Italia in concorso a Locarno

Dervis

Fra le ultime proiezioni del concorso del 54. Festival internazionale di Locarno ci sono due i film italiani. Con "Non è giusto" Antonietta De Lillo ha raccontato delle vicende umane dalla prospettiva dell'infanzia. Il secondo film di Alberto Rondalli fa invece un tuffo nel passato con "Dervis", la storia di un sacerdote derviscio in una Turchia in sfascio di inizio Novecento.

Infanzia sotto il sole partenopeo

Sono due bambini i protagonisti di “Non è giusto”, due figli di una realtà che cambia. Sofia e Valerio sono figli di coppie separate che trascorrono le vacanze presso i padri. Le loro speranze, alla ricerca di una definizione, sono ripetutamente deluse dagli adulti. Niente vacanze in Africa, niente famiglia “normale”, niente che esca dalla normale gita in spiaggia.

I genitori sono infatti tutti intenti nel capire sé stessi, nel cercare di tenersi a galla in una vita che è difficile anche per gli adulti. I progetti dei grandi e le loro passioni si dissolvono come castelli di sabbia e, in fondo, non si differenziano molto dai pensieri dei figli.

In questa situazione i due giovanissimi, dieci anni per Sofia, appena dodici per Valerio, si ritagliano una loro libertà che li porta a conquistare nuovi spazi, in fughe e ritorni, e permette loro di stringere una profonda amicizia. Una storia semplice che vive più della dinamica sociale delle famiglie che di una vera e propria trama. Attraverso rancori di coppie separate e tentativi più o meno mancati dei grandi di soddisfare le attese della nuova generazione.

A sfondo della divertente commedia sociale c’è una Napoli travolta da un sole cocente che la De Lillo cattura con la videocamera digitale, in una spontaneità fresca, e spesso quasi improvvisata, come il destino dei protagonisti.

Un uomo tra luci e ombre

Produzione italo-turca, recitata in turco e tratta da un romanzo dello scrittore jugoslavo Mesa Selimovic, “Dervis” narra la vicenda di un derviscio in un villaggio dell’Impero ottomano ad inizio Novecento. Ahmed Nurettin è un uomo religioso, distaccato dalle cose del mondo e devoto ai precetti del Corano. Nel suo ruolo di sceicco, di capo della comunità politico-religiosa, è una figura di spicco del villaggio, ma in realtà rifugge ogni impegno concreto.

L’arresto senza motivo apparente del fratello minore e la sua esecuzione irrompono però nella vita del derviscio, scompigliandone le certezze. La sua intercessione presso le autorità di polizia non può nulla per salvare la vita del fratello. Ahmed è trascinato dal desiderio di vendetta in un complesso intrigo che lo vedrà infine inevitabilmente perdente. Un mondo crolla e rimane, nell’ultima scena, l’immagine del volto del derviscio. Nel volto un domanda: quest’uomo è buono o cattivo?

Film intenso e dai ritmi lenti, “Dervis” chiede molto allo spettatore. Chiede molto in attenzione, in pazienza, in disponibilità a confrontarsi con la psiche complessa di un personaggio ambiguo. In compenso offre immagini di rara bellezza, una colonna sonora stupenda ed una ricchezza di contenuti che fa pensare ai grandi romanzi russi dell’Ottocento.

Un uomo costretto a sporcarsi le mani, Ahmed, a sortire dalla luce della sua spiritualità per entrare nelle zone d’ombra dell’esistenza. Senza promesse di redenzione, né per sé, né per lo spettatore. Un film coraggioso ed enigmatico, quello di Alberto Rondalli.

Daniele Papacella e Andrea Tognina, Locarno

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