La nuova voce del Kosovo
Dopo due anni di sostegno internazionale, la radio pubblica kosovara riparte nell'indipendenza. Incontro con la responsabile, Thérese Obrecht.
Kosovo: un paese che esce da un lungo periodo di guerra, dove le rivalità etniche e le ambizioni d’indipendenza dalla maggioranza albanese sono ancora un’ipoteca per la vita che vuole tornare alla normalità.
Le elezioni dello scorso novembre hanno contribuito notevolmente alla pacificazione dei fronti, malgrado la provincia della Repubblica serba, rimanga un paese ancora sotto
osservazione. Nel Consiglio regionale, vicino ai democratici moderati di Rugova e le frange albanesi più radicali, siedono ora anche i deputati della minoranza serba. Il dialogo fra etnie deve riprendere anche ai massimi livelli.
Incarico per l’informazione
Centrale per la rinascita di un dialogo democratico, è stata e sarà anche in futuro l’informazione libera. Radio, televisione e giornali servono a formare e informare i cittadini su temi e idee, ma anche su compiti e diritti.
Le organizzazioni internazionali hanno sostenuto fin dal loro arrivo in Kosovo, la riapertura, dopo nove anni di pausa, del servizio pubblico. Nel 1999 Thérèse Obrecht ha assunto l’incarico delle Nazioni Unite di riorganizzare il servizio di informazione della Radiotelevisione del Kosovo.
Di origine svizzero-tedesca, la Obrecht è partita a diciotto anni per la Romandia. Dopo una carriera da campionessa sugli sci, si è dedicata poi al giornalismo d’assalto, lavorando fra l’altro per la Televisione romanda. Con l’incarico nei Balcani, ha voluto assumere una nuova sfida giornalistica.
Una sfida difficile soprattutto all’inizio: “Vivevamo in trincea – ci dice la Obrecht, ricordando i primi mesi di lavoro – gli studi erano pattugliati dalle truppe internazionali e muoversi per le strade come stranieri era davvero duro”.
Modello occidentale
Il team internazionale accorso a risollevare le sorti di RTK, coordinato dall’Eurovisione, voleva nuove voci e nuovi metodi o come dice la responsabile: “Volevamo un giornalismo veloce, diretto e moderno di stampo occidentale. Abbiamo assunto molti giovani, li abbiamo seguiti, formati, abbiamo ricostruito la credibilità di un servizio informativo indipendente, come non c’è mai stato”.
Il programma si divide su un canale TV e due programmi radio. Per il piccolo schermo vengono prodotti in loco i telegiornali, dei dibattiti, oltre ad una serie di programmi che offrono spazio alla cultura popolare che rinasce nel paese. La radio, seguendo modelli occidentali consolidati, propone un programma nazional-popolare e uno indirizzato ai giovani, chiamato Blue Sky.
Ma non si è andati incontro ad un’irriverenza culturale, ad un’intrusione comandata dal flusso finanziario dei paesi europei? “No – sostiene Thérèse Obrecht con sicurezza – i kosovari hanno esperienza d’emigrazione, ascoltano la musica internazionale, ambiscono ad un consumo all’occidentale, guardano con grandi speranze ad ovest: sono loro a volere direttamente questa evoluzione, non abbiamo fatto dell’imperialismo culturale”.
Una radio multietnica
“Era il nostro traguardo dichiarato – afferma Thérèse Obrecht – creare una radio e una tv per tutti che offrissero un programma nelle tre lingue parlate nella provincia: l’albanese in primo luogo, ma anche il serbo e il turco”. Per i responsabili della radio era inoltre fondamentale, creare un segnale via etere che si distinguesse dalla militanza di parte già diffusa in decine di radio più o meno pirata.
“Dopo quasi dieci anni di guerra non è semplice ricostruire un servizio giornalistico interetnico”, ricorda la Obrecht. “Inoltre volevamo dare un taglio alla cultura aziendale precedente, di stampo socialista, in cui centinaia di persone senza competenze si accalcavano dentro gli studi”.
“Il reclutamento delle capacità è stato il primo scoglio – ci dice la giornalista – c’erano pochi giornalisti con una solida formazione. Gli albanesi conoscevano male la loro lingua, bandita dalle scuole nel 1990, e i serbi non osavano lavorare a Pristina, roccaforte albanese. Era necessario scortarli per strada”.
Responsabilità in loco
Fin dall’inizio tutte le trasmissioni sono state gestite dalla gente del posto, solo la formazione e il controllo editoriale erano legati agli stranieri. “Il team è veramente motivato, produce programmi interessanti e coraggiosi. Penso qui alle trasmissioni elettorali, dove c’è stato uno spazio di dibattito per tutte le forze”.
Adesso, dopo due anni di intenso lavoro, il testimone passa completamente ai responsabili locali: “Abbiamo dovuto ritardare la partenza, per garantire la formazione dei nuovi quadri – conclude Thérèse Obrecht – ma ora credo che ci siano le condizioni per continuare il lavoro di informazione indipendente, dinamica e multietnica”.
Daniele Papacella
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