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La Scala cerca sponsor e artigiani qualificati svizzeri per riattare il prestigioso teatro

Lifting in arrivo per i balconcini della Scala. Teatro alla Scala

Il Teatro alla Scala sta andando incontro a un periodo di riordino organizzativo e profondi lavori di ristrutturazione. Per portarlo a termine nel migliore dei modi, è interessato al coinvolgimento di imprese svizzere qualificate.

L’arte deve andare sempre più a braccetto con l’economia: è questo uno dei messaggi centrali degli esponenti della Fondazione di diritto privato «Milano per la Scala», ospiti di un recente incontro organizzato dalla Camera di Commercio ticinese all’Accademia d’architettura di Mendrisio, che si conferma polo d’attrazione in campo culturale.

L’obiettivo – è stato ribadito – è quello di coinvolgere ditte ticinesi e svizzere nei lavori di riattazione-riorganizzazione che interesseranno il teatro fino al 2004, oltre che reperire sponsors tecnici.

Dopo l’ultima «prima» prevista il 7 dicembre 2001, il tempio della lirica mondiale verrà infatti chiuso a partire dal primo gennaio 2002 per circa due anni. Le settecentesche strutture dell’edificio verranno rimodernate da cima a fondo, così da permettere il recupero della completa agibilità del teatro (2400 posti a sera anziché gli attuali 1800). Durante i lavori, gli spettacoli andranno in scena in un teatro transitorio appositamente allestito in zona Bicocca.

Contemporaneamente sono in corso altre opere di salvaguardia del patrimonio della Scala: di recente è stato messo in salvo su supporti digitali l’Archivio fonico, comprendente cinquemila ore di registrazioni musicali, mentre è tuttora in fase di svolgimento l’imponente progetto DAM («Digital Asset Management», ma anche «Depositi Archivi e Magazzini») che si propone di riorganizzare, restaurare e valorizzare l’enorme quantità di materiale teatrale raccolto in dieci magazzini (costumi, foto di scena, spartiti, bozzetti d’autore e via dicendo). Attualmente questi reperti sono sparpagliati per tutta la città, mentre un domani verranno riuniti in un unico mega-archivio.

Infine, si sta riorganizzando la logistica delle attività artigianali legate al teatro, con il progetto di rimodernare i vecchi laboratori e raccoglierli nell’area degli ex-stabilimenti Ansaldo in via Savona. Qui, a partire dal primo gennaio 2001, dovrebbe sorgere il primo polo di produzione teatrale al mondo.

Una realtà così ricca e composita, che già oggi dà lavoro a circa mille persone, apre numerosi spazi di interesse per le imprese svizzere di piccole-medie dimensioni. L’importante istituzione italiana si rivolge quindi alla Confederazione prima ancora dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali: per ordini sulle decine-centinaia di migliaia di franchi non occorre infatti una gara di appalto pubblica a livello europeo, e così le imprese svizzere ritornano in gioco.

La qualità elvetica è del resto rinomata e ripaga ampiamente i prezzi a volte più alti: il teatro ne è consapevole, anche se non vede male la possibilità di giungere a sconti anche consistenti in cambio della possibilità di fregiarsi della qualifica di «sponsor tecnico» della Scala.

Alessandra Zumthor

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