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Le Alpi dietro lo schermo romantico

August Wilhelm Leu, Paesaggio montano con Eiger e Mönch, 1870 swissinfo.ch

A lungo, nella cultura europea, le Alpi avevano rappresentato poco più di una zona morta, linea di confine tra l'area mediterranea e quella nordeuropea. Finché, nel XVIII e XIX secolo, la pittura riscoprì le Alpi come luogo privilegiato su cui proiettare il nuovo concetto romantico di natura. A questa riscoperta è dedicata una mostra al Museo d'arte di Coira, aperta fino al 9 settembre.

In primo piano, in un grande quadro del 1825 del pittore neocastellano Maximilien de Meuron, si vedono delle mucche al pascolo, attorno ad un laghetto sull’alpe di Wenger nell’Oberland bernese. La luce è quella che precede il crepuscolo, l’atmosfera suggerisce la calma dell’idillio alpestre. Ma sullo sfondo, lontano oltre le brume che salgono dalle valli, si erge l’Eiger, imponente e minaccioso, coperto di neve.

Il dipinto è tutto giocato sulla tensione tra la natura domestica, a portata d’uomo, “utile” e la natura selvaggia e irraggiungibile, affascinante e inquietante ad un tempo. È tutto qui, in questa contrapposizione, lo sguardo del pittore romantico. Il pittore che solleva gli occhi dall’orizzonte del mondo umanizzato, utilitarista, alla ricerca dell’autentico e dell’infinito, trovandolo – o forse meglio proiettandolo – laddove il contadino vedeva terreni improduttivi e il viaggiatore dei secoli passati ostacoli da lasciarsi alle spalle il più presto possibile.

Certo, sarebbe improprio parlare di uno sguardo unico per i 60 dipinti esposti al Museo d’arte di Coira, in occasione della mostra intitolata “Lo sguardo romantico”. Nelle opere, alle istanze propriamente romantiche si affianca spesso il desiderio tutto illuminista di scoprire e studiare la natura alpina. Nel corso dell’Ottocento poi, lo sguardo degli artisti si affina, ma mano che le Alpi si fanno più facilmente raggiungibili, grazie ai valichi carrozzabili.

Ma in comune le opere esposte – se si escludono i tre dipinti di Ferdinand Hodler, aggiunti a mostrare l’inizio di un’epoca nuova nella raffigurazione delle Alpi – hanno un paradosso. Alla ricerca di un altrove rispetto al mondo prosaico dei nuovi rapporti economici e politici che si stanno facendo strada nell’Europa a cavallo tra XVIII e XIX secolo, gli artisti romantici guardano al mondo “selvaggio” e “sublime” delle Alpi in cerca di un’autenticità perduta.

Ma proprio il loro sguardo apre la strada alla conquista delle Alpi. Tra i paesaggi dei pittori e le cartoline turistiche, il passo è breve. Seguendo i gusti dell’epoca, la borghesia cittadina vuole vedere in prima persona i paesaggi raffigurati dal pennello degli artisti. E presto compare essa stessa sulle tele, in forma di improvvisati scalatori sul Piz d’Arinzol, nel Vallese (in un quadro di Rafael Ritz del 1879) o di dandy elegante intento a conversare piacevolmente con una giovane contadina di fronte al paesaggio maestoso del Morteratsch, nei Grigioni (Oswald Achenbach, 1893).

Del resto, l’estetica romantica definiva il sublime come un paesaggio irto di pericoli, ma osservato da una distanza di sicurezza. Dietro l’etichetta idealizzante si celava, fin dalle origini, l’essenza del turismo moderno: la natura fatta spettacolo. E forse anche qualcosa di più: il mondo non più vissuto, ma mediato.

Andrea Tognina

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