Le magnifiche sette e lo scrittore
Debutto davanti alla stampa, sabato, della giuria ufficiale del Festival internazionale del film di Locarno. Presieduta dall'ex critica cinematografica del New York Times Janet Maslin, dopo la defezione del regista turco Ferzan Ozpetek la giuria è quest'anno quasi completamente al femminile, con l'eccezione dello scrittore cileno Antonio Skarmeta.
“Le magnifiche sette”: qualcuno fra i giornalisti, durante la conferenza stampa della giuria ufficiale del festival, lancia la battuta e la direttrice Irene Bignardi la raccoglie con un sorriso soddisfatto. Precisa che l’inedita presenza femminile è dovuta più al caso che alla volontà della direzione, ma non nasconde di esserne contenta.
Ed ha di che esserlo, non solo e non tanto per il sesso delle giurate. Con Janet Maslin, il Festival di Locarno si è assicurato una critica di fama internazionale, per 23 anni al New York Times, di cui quasi sette da responsabile del settore cinema del quotidiano statunitense. Una garanzia per il prestigio internazionale della rassegna.
Accanto a lei siedono in giuria la regista francese Emilie Deleuze, premio della critica a Cannes nel 1999 con “Peau Neuve”; l’attrice neozelandese Kerry Fox, Orso d’argento a Berlino per il suo ruolo in “Intimacy” di Patrice Chéreau e già protagonista di “Un angelo alla mia tavola” di Jane Campion; Zoë Jenny, giovane scrittrice basilese, vero caso letterario dopo la pubblicazione nel 1997 di “La stanza del polline”; Laura Morante, “una delle più brave attrici e dei più bei visi del cinema italiano”, come dice Irene Bignardi; la produttrice britannica Olivia Steward, che ha prodotto tra l’altro il Pardo d’oro di Locarno 1988, “Voci lontane… sempre presenti” di Terence Davies; Debra Winger, indimenticata attrice di “Ufficiale e gentiluomo”, “Betrayed”, “Il tè nel deserto” e “dalla voce che fa venire i brividi” (sempre citando la Bignardi).
E da ultimo Antonio Skármeta, l’autore di “Il postino di Neruda”, da cui è tratto il film “Il postino” di Michael Radford. L’unico, come dice con una battuta Janet Maslin, che “non sarebbe mai potuto diventare presidente di questa giuria.”
Lo scrittore e le magnifiche sette dunque, che avranno un bel da fare per trovare un accordo sulla pellicola da premiare con il Pardo d’oro. Da un rapido giro di risposte alla domanda: “Che criteri adotterete per giudicare i film?”, emergono infatti valutazioni anche radicalmente diverse del proprio compito. Così Zoë Jenny, da buona scrittrice, dice di interessarsi soprattutto alle storie, mentre Emilie Deleuze afferma di voler guardare allo stile e Laura Morante mette al primo posto la parola “emozione”. Debra Winger, dal canto suo, si limita a ironizzare: “Ho promesso che giudicherò come un uomo…”
Contenta comunque la presidente Manslin: “Ottimo, una giuria molto differenziata”. Tanto più che il suo voto, in condizione di parità, varrà per due.
Andrea Tognina, Locarno
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