Locarno al via fra tradizione e volti nuovi
Il Festival internazionale del film si è aperto giovedì con una direzione rinnovata, ma mossa dall'intenzione di seguire il solco tracciato dai precedenti direttori, David Streiff e Marco Müller. Perché, come dice la nuova direttrice Irene Bignardi, Locarno ha un suo stile, fatto di originalità e libertà, che lo contraddistingue da altre rassegne e che merita di essere mantenuto.
I giornalisti, è vero, non dovrebbero riprendere acriticamente le informazioni promozionali, neppure quelle di una rassegna cinematografica dall’innegabile importanza, com’è Locarno. Ma in quel che dice Irene Bignardi c’è del vero: il festival internazionale del film offre sempre qualche sorpresa, fra le pieghe del programma, e permette di muoversi con un’ampia libertà fra visioni diverse e anche antitetiche del cinema. Senza cedere – o almeno senza cedere troppo – alle lusinghe dell’evento mondano.
Naturalmente sarebbe affrettato, con il solo programma alla mano, dare giudizi sul nuovo corso del festival. L’impressione generale è tuttavia buona e soprattutto pare convincente la scelta di legare per quanto possibile ogni singola sezione ad un unico luogo di proiezione, facilitando l’orientamento del pubblico, e di non mostrare film in concorso sulla Piazza Grande, ristabilendo un principio d’equità.
Il concorso
La giuria ufficiale, composta di ben sette donne su nove giurati, tra cui la giovane scrittrice svizzera Zoe Jenny e l’attrice italiana Laura Morante, è chiamata a giudicare 19 pellicole provenienti da 13 paesi.
Due i film svizzeri in concorso, “Scheherazade” di Riccardo Signorell, che racconta un dramma di famiglia a bordo di uno yacht e “Happiness is a warm gun” di Thomas Imbach, dedicato alla leader ecologista tedesca Petra Kelly. Detto tra parentesi: Irene Bignardi ha tenuto a sottolineare l’ottima qualità delle produzioni svizzere visionate, sia per il concorso, sia per le altre sezioni.
Tre invece le pellicole italiane in gara: “Alla rivoluzione sulla due cavalli” di Maurizio Sciarra, un road movie ambientato nel Portogallo del 1975, al momento della caduta del più longevo regime fascista europeo, “Dervis” di Alberto Rondalli, storia del derviscio turco Ahmed che sceglie la strada della lotta contro un regime che ha imprigionato suo fratello e “Non è giusto” di Antonietta de Lillo, ritratto di due ragazzi napoletani sulla soglia tra infanzia e adolescenza.
Da ricordare ancora il concorso video, con una forte presenza giapponese e italiana e una giurata d’eccezione: la musicista inglese PJ Harvey.
La piazza
E che dire delle proiezioni in Piazza Grande, vero simbolo della rassegna locarnese? Intanto che anche quest’anno bisognerà confidare in buone condizioni atmosferiche, per evitare le forsennate corse per assicurarsi un posto nella sede della proiezione alternativa. Il progetto di tendone sulla rotonda presso Piazza Grande, di cui si era parlato tempo fa, è stato momentaneamente abbandonato per i troppi problemi tecnici.
Qualche segno di novità invece nella programmazione in piazza. La nuova direzione deve essersi definitivamente convinta che l’enorme sala di proiezione all’aperto appartiene al grande pubblico e ha quindi rinunciato agli esperimenti di Marco Müller, che amava talvolta provocare il pubblico con pellicole di difficile approccio.
Le proiezioni in Piazza Grande si sono aperte giovedì con “Final Fantasy” di Hironobu Sakaguchi, una porta aperta sul cinema del futuro (un futuro ormai presente, basti pensare al successo della ciberfiaba “Shrek”). Primo film con attori completamente virtuali ma con sufficiente sexappeal da suscitare qualche preoccupazione nelle star di Hollywood, “Final Fantasy” è una mega-produzione la cui presenza a Locarno susciterà certo qualche reazione sdegnata.
Ancora dagli Stati Uniti, ma con alle spalle un regista idolatrato anche in Europa come Tim Burton, arriva “Il pianeta delle scimmie”, remake dell’omonimo classico del cinema di fantascienza. Appena uscito nelle sale degli USA, il film ha incassato in un fine settimana 70 milioni di dollari e promette di accompagnare la generazione degli anni Zero come il suo predecessore aveva fatto per la generazione degli anni Sessanta.
Anche in piazza c’è una presenza svizzera: “Die Reise nach Kafiristan” di Fosco e Donatello Dubini, ricostruzione filmica del viaggio della scrittrice Annemarie Schwarzenbach e dell’etnologa Ella Maillard attraverso la Turchia e l’Iran alla volta, appunto, del Kafiristan. Dove però le due non giungeranno mai, perché a Kabul sono sorprese dallo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Le rassegne e i pardi d’onore
Locarno non vive tuttavia solo di piazza e concorso. Spesso sono anzi le retrospettive e le sezioni minori a riservare le sorprese maggiori e comunque ad attrarre un pubblico di veri appassionati.
Oltre alle solite sezioni dedicate ai “pardi di domani” e ai “cineasti del presente”, si possono ricordare le retrospettive dedicate rispettivamente alle relazioni tra Asia e cinema statunitense e al “peplum all’italiana”.
La prima comprende film d’epoca, come “La figlia del dragone” del 1932, ma anche i balletti marziali di Bruce Lee e le opere del regista Wayne Wang. Vero invito a nozze per i cultori dei B-Movies è invece la retrospettiva intitolata “Olimpo. Esterno giorno”, dove sarà possibile rivedere un classico come “Cabiria”, del 1914, ma anche “Maciste all’inferno” di Riccardo Freda, “Il colosso di Rodi” di Sergio Leone o “Il figlio di Spartacus” di Sergio Corbucci.
Pardi d’onore infine al regista Chen Kaige, autore di “Addio mia concubina”, alla rivista “Cahiers du Cinéma”, che festeggia i suoi 50 anni, e al Sundance Institute, l’organizzatore del Sundance Film Festival, la rassegna USA di cinema indipendente che compie 20 anni.
Il G8 a Locarno
Ultima sorpresa annunciata in questi giorni, la proiezione domenica 12 agosto, l’ultimo giorno del festival, dei filmati girati da 15 registi durante la riunione del G8 a Genova e montati in una sorta di video-diario di circa due ore. Nato con il semplice intento di documentare le manifestazioni anti-G8, il progetto è destinato, dopo le violenze e i durissimi interventi delle forze dell’ordine, a trasformarsi in un’opera di denuncia che farà senza dubbio molto discutere.
Spiegando la scelta di portare il film a Locarno Irene Bignardi ha ricordato che “il cinema è anche e soprattutto la testimonianza del reale”. Un altro segnale positivo, in questa prima prova della nuova direzione.
Andrea Tognina
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