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Minoranze sottorappresentate

François Lachat (a destra) vuole più rappresentanti delle minoranze nell'Amministrazione federale Keystone

La presenza romanda e ticinese nell'amministrazione federale non rispetta le proporzioni della popolazione. Critiche di Helvetia Latina.

A quattro anni dall’introduzione delle misure del governo per promuovere il plurilinguismo, Helvetia Latina ha criticato duramente la situazione.

“Il rischio che si corre è che nel prossimo futuro le decisioni prese a Berna verranno percepite come estranee dalle regioni linguistiche non tedescofone”, ha affermato François Lachat, presidente di Helvetia Latina, associazione che si preoccupa di garantire all’interno dell’amministrazione il giusto spazio alle culture, alle lingue e allo spirito delle comunità latine elvetiche. A giudizio del consigliere nazionale occorre oggi più che mai una politica in questo ambito. Passando al setaccio gli organigrammi dell’amministrazione federale l’associazione ha potuto rilevare che le istruzioni del Consiglio federale emanate nel 1997 vengono messe in pratica soltanto nei due terzi degli Uffici federali.

Sugli undici uffici esaminati nel 1999, uno solo rispettava la quota del 7,65% di dirigenti italofoni, quota che corrisponde alla proporzione di persone parlanti la lingua di Dante nella Confederazione. Meno grave ma comunque insoddisfacente anche la situazione per i francofoni: solo tre uffici dispongono di quadri superiori nella misura di almeno il 19,2%. “L’essenziale dell’attività dello Stato è pensata, tradotta e decisa in tedesco”, ha lamentato Lachat che ha stigmatizzato apertamente anche il rifiuto da parte di molti uffici di mettere a disposizione di Helvetia Latina gli organigrammi.

Il sanguigno deputato democristiano, particolarmente sensibile alla questione delle minoranze e che fu tra i padri fondatori del canton Giura, ha criticato inoltre le basi statistiche utilizzate dall’Ufficio federale del personale (UFPer) per giudicare l’equa rappresentanza dei diversi gruppi linguistici, basi che non corrispondono a quelle a cui fa capo l’Ufficio federale di statistica (unico ufficio diretto da un italofono, Carlo Malaguerra, che però ha già annunciato le dimissioni per la fine dell’anno). Contrariamente a quanto affermato dall’UFPer, secondo Helvetia Latina la quota di latini non è aumentata, ma è rimasta stabile. La privatizzazione di alcune imprese federali, in primis quelle dell’armamento caratterizzate da un’elevatissima presenza di tedescofoni, sarebbe all’origine del balzo statistico che non corrisponde però ad un miglioramento reale.

Helvetia Latina non chiede altro che il governo faccia rispettare le proprie direttive, ha detto Lachat: “Ci attendiamo che si passi finalmente dalle dichiarazioni di principio all’applicazione delle misure”.

Luca Hoderas

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