Novartis non intende spostarsi negli USA
Non vi sono per il momento piani concreti per il trasferimento delle attività operative di Novartis negli Stati Uniti. È quanto afferma Daniel Vasella, timoniere del gruppo basilese, in un'intervista pubblicata domenica dal «SonntagsBlick», dove prende posizione anche sulla caduta del titolo Novartis - «i mercati tendono ad esagerare» - e sulle proposte a suo avviso errate di vietare la concentrazione dei mandati in seno alle SA.
Parlando lunedì scorso davanti alla camera di commercio svizzero- americana, Vasella aveva detto che Novartis doveva «tenersi aperta l’opzione di trasferire negli USA la conduzione operativa». Già allora aveva però aggiunto che «non ci sono piani concreti, e penso che fino quando qui le condizioni quadro continueranno ad essere abbastanza favorevoli esiterò molto».
Sulle pagine del «SonntagsBlick», Vasella ribadisce che «non vi sono progetti del genere». A suo avviso è però un fatto che l’industria farmacutica sta perdendo terreno in Europa, e che quindi si trova ad investire sempre di più negli USA. «Lì la redditività è più alta, viene fatto di più per la ricerca e la formazione, e ci sono meno intralci legislativi», spiega. «È semplicemente così. Lo dico senza voler dare giudizi».
Esternazioni che sembrano mettere in allarme la regione renana. Ralph Lewin, consigliere di stato socialista responsabile del Dipartimento dell’economia di Basilea Città, ha detto alla «SonntagsZeitung» che su mandato del governo cantonale prenderà contatto con la direzione dell’industria farmaceutica.
Per quanto riguarda le turbolenze in borsa del titolo Novartis – meno 7,6 per cento questa settimana, dopo l’annuncio di problemi di autorizzazione negli USA per il farmaco Zelmac – Vasella ha detto che i mercati tendono ad esagerare le notizie. A suo avviso la mancata commercializzazione dello Zelmac avrebbe giustificato un calo borsistico inferiore al 2 per cento. Il gruppo ha però sfruttato la situazione per ricomprare proprie azioni.
Il «SonntagsBlick» ha interrogato il topmanager anche sulla sua doppia funzione di presidente del consiglio d’amministrazione (organo che in una società anonima dovrebbe essere di controllo) e della direzione generale (la guida operativa di una SA). Secondo Vasella non vi sono prove che la divisione netta fra le due funzioni risulti più produttiva per l’azienda.
In merito ad un divieto vero e proprio, come ventilato dal consigliere federale Kaspar Villiger, Vasella ha detto che la Svizzera farebbe meglio a lasciar perdere. Bisogna concedere alle società la possibilità di fare ciò che è meglio in base alla situazione concreta.
swissinfo e agenzie
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