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«NZZ»: 225 anni di apertura al mondo

Il primo numero della «Zürcher Zeitung», il giornale di Zurigo con respiro internazionale Keystone

Il 12 gennaio del 1780 usciva a Zurigo il primo numero della «Neue Zürcher Zeitung», un giornale svizzero che figura oggi tra i quattro migliori al mondo.

Guidata da un irremovibile spirito liberale, la testata combatte – ormai sola contro la commercializzazione – per un giornalismo di alto livello aperto al mondo.

«Se un quotidiano si specializza nel raccontare il mondo fa una scelta intelligente, coraggiosa, utile e da imitare. Ma se potessi fare un’osservazione, la farei sull’«appeal» estetico del giornale», afferma la giornalista e eurodeputata italiana Lilli Gruber, che dimostra di conoscere bene il quotidiano zurighese «Neue Zürcher Zeitung».

«Per la lettura ci vorrebbero delle istruzioni d’uso», afferma con ironia anche uno che alla «NZZ» ci ha lavorato per una vita, Max Frenkel, un commentatore che ha definito per anni le posizioni sulla politica interna.

Non ci sono dubbi: «Die alte Tante», la vecchia zia, come la si chiama amichevolmente nella Svizzera tedesca, è un giornale ostico. Il cambiamento grafico più improntante degli ultimi cinquant’anni è il passaggio dalle due alle quattro colonne. Fotografie ce ne sono poche, l’infografica è utilizzata con ancora maggiore parsimonia. Non si ha paura di un linguaggio tecnico; quel che conta è la precisione.

Ancora oggi i giornalisti non sono tenuti a rispettare gli spazi: si scrive quanto necessario, poco importa se bisogna rimandare ad un’altra pagina o incastonare il trafiletto che rimane in mezzo a due altri contributi. Un corrispondente da Palazzo federale per un’altra testata nazionale commenta: «Quelli non sono giornalisti, sono intellettuali che scrivono quello che vogliono».

Una lunga tradizione

Eppure il quotidiano rimane un riferimento per molti in Svizzera e nel mondo. I suoi commenti fanno ancora sudare a Palazzo federale e il suo stile è inconfondibile in tutto lo spazio geografico di lingua tedesca.

Non a caso alcuni anni fa una commissione di esperti internazionale ha eletto la pubblicazione fra i quattro migliori giornali al mondo. Vicino al Washington Post, la piccola «NZZ» di Zurigo è un ottimo giornale e, evidentemente, estremamente longevo.

La storia di questo quotidiano zurighese è iniziata 225 anni fa, su iniziativa di Salomon Gessner, il figlio di un tipografo, distintosi in gioventù con ardite poesie amorose e per il suo fervore per gli ideali dell’Illuminismo.

Il successo della sua opera fu immediato: i suoi testi furono pubblicati in 20 lingue in tutta Europa. Ma il consenso di pubblico è stato fugace, la vera eredità è il suo giornale, creato per dare voce alle ambizioni riformiste del tempo.

Conoscere il mondo

«Non potremo – si legge nel primo editoriale di Gessner – annunciare le novità del mondo prima che siano successe… ma abbiamo preso i provvedimenti per inserire tempestivamente nel nostro giornale le più importanti notizie di Francia, Inghilterra, Olanda e Germania».

Oggi la massima ha ancora la sua validità: in copertina e in almeno 15 pagine redazionali trovano spazio le informazioni internazionali. Nelle ampie pagine culturali quotidiane il discorso è analogo. La cronaca, le classiche «news», è ridotta all’osso. Dei duecento collaboratori, una cinquantina sono i corrispondenti all’estero. Una scelta strategica univoca per la testata che vende solo 159’000 copie al giorno.

Come la grafica, anche questo indirizzo strategico è opposto alle tendenze del tempo: «Da una parte tenere inviati in giro per il mondo costa. Inoltre, paradossalmente, con la globalizzazione, con il mondo che è diventato più grande ma più vicino, si è sviluppata una politica dell’informazione che va in direzione contraria, dando peso al locale», analizza ancora la poliglotta Lilli Gruber.

In un contributo per l’inserto del giubileo, Max Frenkel descrive così il «suo» giornale: «La NZZ è una somma di nicchie dell’informazione, ogni lettore sceglie la sua».

Un’istituzione

Anche a livello di gestione, la «Neue Zürcher Zeitung» è piuttosto un’istituzione che un’azienda: i proprietari delle azioni nominali devono confermare per iscritto le loro posizioni liberali e devono privilegiare il bene del giornale al profitto economico.

Questo fa di proprietari, come dei collaboratori una sorta di congregazione. «Chi è arrivato è un eletto che lavora per la causa fino alla pensione», commenta il settimanale «Weltwoche»; licenziamenti non ce ne sono mai stati.

Ciò non toglie che la Società anonima «Neue Zürcher Zeitung» sia anche un’impresa commerciale. Negli ultimi vent’anni, il giornale ha acquisito partecipazioni di una serie di giornali locali e si è aperta ai nuovi media: il suo sito internet è fra i più cliccati in Svizzera; la nuova edizione domenicale del quotidiano segue altri parametri, accettando colori e temi leggeri; le sue produzioni televisive passano su diversi canali di lingua tedesca.

Al di fuori del prodotto storico, valgono le stesse regole della concorrenza: in nome della redditività si riorganizza e si eliminano posti di lavoro. E, piano piano, anche la redazione della Falkenstrasse deve fare i conti con il mercato: negli ultimi anni la «NZZ» ha infatti perso lettori.

Questo benché, attraverso rubriche altamente specializzate – come le attente recensioni sulla letteratura giuridica e sull’attività dei tribunali federali o i bollettini economici da tutti i maggiori mercati del mondo – il giornale si assicuri dei lettori fedeli.

Anche Hugo Bütler, caporedattore da ormai due decenni, conferma a swissinfo: «Con l’avvento dei media elettronici, la nostra visione del giornalismo non cambia. Ma certamente dobbiamo prestare maggiore attenzione ai bisogni del pubblico». Anche nel foglio che suscita un po’ di nostalgia si prepara dunque il futuro. Ma per il giornale, nato prima della Rivoluzione francese, tutto ha bisogno del suo tempo.

swissinfo, Daniele Papacella

La «Neue Zürcher Zeitung» ha una tiratura di 159’000 copie.
Il giornale è diretto ad un pubblico esigente.
Rubriche tematiche, redatte da specialisti, ne fanno uno strumento indispensabile per numerose categorie di professionisti dell’economia, del diritto, ma anche della letteratura e della storia.
Per possedere una delle 4’000 azioni nominali del gruppo è necessario condividere gli ideali liberali.

Il 12 gennaio ricorre 225esimo anniversario di nascita della NZZ. Nata come giornale illuminista, si è trasformato nell’800 in foglio di stampo liberale. Da allora il quotidiano è rimasto fedele alle sue posizioni.

Per l’anniversario del più longevo quotidiano elvetico, sono usciti due volumi sulla storia. Sulla piazza dell’Opera di Zurigo, a due passi dalla redazione del giornale, un capannone ospita un’esposizione e numerosi dibattiti con ospiti internazionali per commemorare l’evento.

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