Pittori tra Brera ed il Canton Ticino nell’Ottocento
Alla Pinacoteca Züst di Rancate, nel Canton Ticino, è in corso una mostra sugli artisti ticinesi che, nell'Ottocento, hanno frequentato l'Accademia di Brera. L'esposizione è aperta tutti i giorni, salvo il lunedì, fino al 26 novembre.
Nel corso degli ultimi anni sono state dedicate numerose rivisitazioni dell’opera degli artisti ticinesi operanti nell’Ottocento. In ciascuna di tali occasioni è stato evidenziata come una costante del percorso formativo dei pittori la loro frequentazione dei corsi dell’Accademia di Brera in Milano. La ricostruzione dell’itinerario svolto dagli allievi all’interno della istituzione accademica, l’analisi dei rapporti che univano gli allievi ai maestri e, quindi, le motivazioni che hanno indirizzato i primi ad affrontare determinate tematiche – dal ritratto alla scena storica a quella di genere – non sono tuttavia mai state esaminate e ricomposte in un quadro unitario.
Fin dalla sua fondazione l’Accademia di Belle Arti, situata nel palazzo di Brera, ha goduto di un consistente prestigio, dovuto alla presenza di alcuni tra i più qualificati artisti del momento come insegnanti delle varie discipline, ma anche a metodi didattici tra i più innovativi e rispondenti in modo adeguato alle esigenze della società moderna. Durante gli anni di studio gli allievi acquisivano una solida professionalità, che avrebbe consentito loro di affrontare le richieste provenienti da ogni tipo di committenza, da quella privata a quella istituzionale. Per i giovani artisti inoltre, costituivano un forte richiamo le rassegne annuali visitate anche da un pubblico colto ed abbiente e recensite dalla pubblicistica più impegnata. Le mostre rappresentavano quindi nello stesso tempo un’occasione di reciproco confronto tra i maestri e gli allievi, questi ultimi riconosciuti come “scuola” proprio in tale sede.
Il percorso effettuato dagli allievi era scandito da tappe obbligate, a partire dalla frequentazione dei corsi di figura disegnata e di prospettiva, che erano insegnamenti basilari; successivamente le scelte si indirizzavano verso le scuole di pittura, di paesaggio e di scultura. Un ulteriore momento di elaborazione formale consisteva nei concorsi istituiti dalla Accademia stessa, i soggetti dei quali erano ispirati al repertorio della storia sacra e, soprattutto, a quello delle vicende storico-letterarie, in sintonia con gli ideali romantici della cultura europea della prima metà dell’Ottocento.
Tale era l’orientamento della scuola di pittura – affidata a Luigi Sabatelli e a Francesco Hayez – in cui si distinsero Abbondio Bagutti, Antonio Rinaldi e Bernardino Pasta, per non ricordare che alcuni nomi. Dopo il 1848, a corollario dei concorsi istituzionali fiorirono anche quelli di fondazione privata, il più noto dei quali divenne ben presto il Premio Mylius, rivolto alla pittura di animali e a quella di genere con le quali si cimentarono anche gli artisti ticinesi, come Luigi Chialiva e Ambrogio Preda. Il rapporto di parentela che unì Angelo Trezzini, oriundo di Astano, con Domenico e Gerolamo Induno fu inoltre determinante per l’assimilazione dell’accezione della pittura di genere formulata dai due fratelli pittori anche da parte degli artisti ticinesi.
Dopo il 1860 la presenza degli artisti di origine ticinese presso l’Accademia era diventata sempre più numerosa, soprattutto grazie alla presenza di Giuseppe Bertini alla guida della scuola di pittura. Il maestro introdusse un metodo di lavoro più moderno, incoraggiando gli allievi a misurarsi anche con le poetiche del vero, aspetto che rinnovò specialmente il genere del ritratto. Confermano tali impressioni gli accostamenti tra le effigi eseguite da Bertini e quelle degli allievi – tra i quali ricordiamo Antonio Barzaghi Cattaneo e Ernesto Fontana – accomunate dalla medesima sobrietà tonale e dall’impaginazione asciutta e semplificata, ottenuta anche attraverso un confronto serrato con la ritrattistica rinascimentale.
Bertini sollecitava gli allievi a misurarsi anche con altri ambiti tematici, per esempio con la pittura di genere o con il paesaggio, oppure con il filone degli interni prospettici. Si spiega la versatilità che contraddistingue il lavoro di numerosi pittori e scultori usciti dalla sua scuola: è il caso di Luigi Rossi e di Adolfo Feragutti Visconti, di Luigi Monteverde e di Edoardo Berta e di Pietro Anastasio, per non citare che i nomi più noti.
La rassegna, curata da Maria Angela Previtera e Sergio Rebora e coordinata da Mariangela Agliati, si sviluppa attraverso settanta opere circa, suddivise in sezioni tematiche, dai soggetti storico-letterari dell’età romantica alle scene di genere, dai ritratti alle vedute prospettiche ai paesaggi: per la maggior parte dei casi, si tratta degli stessi dipinti presentati dagli artisti alle rassegne di Brera e ai concorsi di fondazione.
Sono inoltre proposti alcuni confronti particolarmente significativi con i maestri attraverso una selezione esemplificativa di opere a confronto, tra cui Luigi Sabatelli, Giuseppe Bertini, Giuseppe Mentessi e Francesco Hayez, del quale è esposto uno dei capolavori, “La vendetta di una rivale” (1851) non più esposto al pubblico dagli Anni Trenta.
Una sezione a parte comprende invece una campionatura dei disegni realizzati dagli artisti ticinesi in Accademia nell’ambito dei concorsi, opere poco note e solo recentemente recuperate all’interno del patrimonio artistico delle collezioni braidensi. Le opere sono state individuate tra quelle appartenenti alle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Milano, della Pinacoteca e dell’Accademia di Brera, della Galleria d’Arte Moderna di Genova, del Museo Civico di Pistoia, dei Musei Civici di Lecco, della Pinacoteca Züst di Rancate, del Museo della Città di Lugano, del Museo Cantonale di Lugano, del Museo Vela di Ligornetto, del Museo d’Arte di Mendrisio, oltre che in numerose raccolte private. Un apporto sostanziale è stato inoltre fornito dall’Istituto di Storia e di Teoria dell’arte dell’Accademia di Brera.
La mostra è accompagnata da un volume edito da Electa, introdotto da Andrea Emiliani, composto dai testi di Sergio Rebora, Maria Angela Previtera e Francesca Valli, dal catalogo delle opere esposte curato da Lucia Pini e dal ricco regesto ordinato da Carlo Migliavacca, nel quale sono ricostruiti i curricula accademici ed espositivi degli artisti ticinesi a Brera nel XIX secolo.
Prima di concludere vi ricordiamo che il borgo di Rancate si trova a pochi chilometri da Mendrisio. Percorrendo l’autostrada Milano-Lugano si esce a Mendrisio, poi si prende la prima strada a destra e, mantenendo sempre la destra, si giunge in poco più di 1 chilometro nel centro di Rancate. La Pinacoteca è all’inizio della piazza della Chiesa Parrocchiale, alla sinistra della strada.
swissinfo e agenzie
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