Polemiche e provocazioni alla Biennale di Venezia
La settima Biennale di architettura di Venezia si è aperta sabato all’insegna della polemica e della provocazione, visto il tema proposto quest’anno: «Meno estetica, più etica». E' svizzero il messaggio giudicato più aggressivo.
Fino al 29 ottobre, su di uno spazio espositivo di docimila metri quadrati, ripartiti tra l’Arsenale e i Giardini della Biennale, diversi Paesi rispondono, dai loro pavillion, al dibattito lanciato dal direttore della Mostra, l’architetto italiano Massimiliano Fuskas.
Il pavillon svizzero, che gioca ironicamente sulla provocazione, fa parlare di se, presentando, a tratti in modo forte, la sorte riservata ai rifugiati: sui suoi muri bianchi spiccano frasi razziste e xenofobe, che alludono ad una situazione attuale.
Con questa provocazione il pavillon svizzero intende illustrare l’immigrazione e la situazione dei rifugiati, la cui vita quotidiana dipende da leggi che complicano, se non addirittura rendono impossibile il loro soggiorno.
Ma l’esposizione svizzera va oltre, proponendo uno sguardo sui «duty frees», le zone franche tra due Paesi, che invitano i viaggiatori a convertire la loro attesa in acquisti. Lo sguardo ironico va alla corsa al denaro e al tempo.
La Biennale di Venezia si apre su un gigantesco schermo di 280 metri per 5 sul quale vengono proiettate via satellite immagini di 50 grandi capitali, che simbolizzano lo sviluppo incontrollabile delle megalopoli, e che rivelano inquietanti scorci di un futuro incerto.
Per i responsabili della Mostra, lo spazio quest’anno vuole essere un laboratorio di idee dove sia possibile dimostrare che l’uomo è in grado di trasformare positivamente l’era della comunicazione e della tecnologia.
I progetti sono spesso caratterizzati dall’accento posto sulla natura, la clonazione e la genetica, e la realtà virtuale;. toccano inoltre il sociale sotto forma di aiuti alle popolazioni sinistrate, infine, in un sito internet, sono raccolte mille idee per «la città del terzo millennio».
La Biennale di Venezia, nata nel 1895, deve il suo nome alla cadenza dell’Esposizione Internazionale d’Arte, che tuttora si svolge ogni due anni nella sede storica dei Giardini di Castello e all’Arsenale.
Negli anni ’30 l’istituzione veneziana diventa Ente autonomo sotto il controllo del Governo italiano. Hanno inizio il Festival della Musica nel 1930, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica nel 1932, il Festival Internazionale del Teatro di prosa nel 1934. Le rassegne sono accompagnate da eventi speciali e da retrospettive di artisti italiani e stranieri. Fin da allora, la Biennale si configura come una delle principali istituzioni organizzatrici di manifestazioni nei diversi settori delle arti e della cultura contemporanea.
Nel 1968 la contestazione investe anche la Biennale, che sospende in parte le sue tradizionali attività, e viene poi riformata nel 1973, con un nuovo impulso per tutti i suoi settori di attività. Dal 1975 sono realizzate anche rassegne di architettura.
Il 23 gennaio 1998 viene approvata la nuova legge di riforma, che trasforma la Biennale da Ente autonomo in “Società di cultura”, soggetto giuridico privato.
swissinfo e agenzie
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