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Premio Schiller a Grytzko Mascioni

Grytzko Mascioni premio Schiller 2000. solothurnerfilmtage.ch

Nel 2000, il prestigioso premio letterario va per la prima volta ad un grigionese di lingua italiana, Grytzko Mascioni. Originario della Val Poschiavo, Mascioni ha fatto dei temi della minoranza e della frontiera i motivi portanti della sua opera.

Nella motivazione del premio conferito a Mascioni – premio consegnato sabato 7 ottobre a Poschiavo – la Fondazione Schiller scrive di voler “rendere omaggio alla regione più minoritaria della Svizzera in un anno dal forte valore simbolico” quale il 2000. Assieme a Mascioni, dunque, il premio è indirettamente dedicato alla minoranza di lingua italiana dei Grigioni, a quelle meno di 15 000 persone che vivono nelle valli di Poschiavo, Bregaglia, Mesolcina e Calanca.

Ma, certo, Mascioni è un grigionitaliano atipico. Nato nel 1936 a Villa di Tirano, in Valtellina, e originario di Brusio, in Val Poschiavo, lo scrittore e saggista ha trasformato la sua identità radicata in una minoranza linguistica e culturale in un’identità plurima e cosmopolita.

“Ho tentato, per riuscirci, d’essere di volta in volta (o magari insieme) grigionese, valtellinese, milanese, ticinese, svizzero o italiano e (forse per disperazione, o per la speranza che da una protratta disperazione alla fine rinasce), scendendo giù per i rami del tempo nell’umido groviglio terroso della nostra remota e comune origine europea, persino greco,” scrive Mascioni, in un saggio dal titolo “Frontiere dentro di noi”.

L’esistenza stessa di Mascioni si è sviluppata a cavallo delle frontiere politiche e linguistiche. Cresciuto fra Val Poschiavo, Valtellina ed Engadina, lo scrittore ha studiato a Milano e ha quindi lavorato, fin dalla sua fondazione nel 1961, alla Televisione della Svizzera Italiana. È stato presidente dell’Associazione degli scrittori della Svizzera Italiana e del PEN-Club della Svizzera Italiana e Retoromancia. Tra il 1991 e il 1996 ha diretto il Centro di cultura italiana a Zagabria e tuttora risiede per alcuni mesi all’anno a Dubrovnik, dove cura tra l’altro gli aspetti culturali di un progetto internazionale per la democratizzazione dei Balcani.

L’opera letteraria di Mascioni – molto ampia ed eclettica – va dalla poesia alla prosa, dalle traduzioni alla saggistica, dai lavori teatrali a quelli per la televisione. Fra i suoi libri si possono ricordare le raccolte di poesie “I passeri di Horkheimer” (1969) e “La vanità di scrivere” (1992), i romanzi “Carta d’autunno” (1973), “La notte d’Apollo” (1990), finalista al premio Strega, e “Puck” (1996), i saggi contenuti ne “Lo specchio greco” (1980), le biografie “Saffo” (1981) e “La pelle di Socrate” (1991).

Per il suo lavoro di scrittore, Mascioni ha ottenuto numerosi riconoscimenti in Italia e fuori, tra cui il Premio Internazionale Dubovica-Hvar (1993), il Premio Calliope (Roma 1994) e il Premio Napoli (1996).

Il Premio Schiller, conferito ora a Mascioni, è stato fondato nel 1920 ed è considerato il riconoscimento letterario più prestigioso della Svizzera. Fra i premiati, in tutto finora sedici, vi sono stati scrittori quali Charles Ferdinand Ramuz, Max Frisch, Friedrich Dürrenmatt e Giorgio Orelli. Il premio è dotato di 30 000 franchi.

La scelta di Grytzko Mascioni per il Premio Schiller rappresenta in una certa misura una sorpresa. Lo scrittore, i cui libri sono stati pubblicati soprattutto da grandi case editrici italiane, quali la Mondatori e la Rusconi, è piuttosto sconosciuto nel resto della Svizzera e qualcuno ha avanzato il dubbio che la scelta sia stata dettata più da ragioni di politica culturale – la volontà di onorare una minoranza – che da considerazioni sulla qualità letteraria dell’opera di Mascioni.

Rimane il fatto che Mascioni è un autore dalla grande maestria linguistica, che nella sua opera ha saputo affrontare motivi centrali nel dibattito contemporaneo, quali le nozioni di “frontiera” e “minoranza”. In alcune sue pagine ha trasformato ricordi e impressioni scaturiti da una piccola realtà locale in temi di valore universale, dando dignità letteraria a entità marginali e spesso dimenticate quali il Grigioni Italiano e la Valtellina.

Il suo virtuosismo stilistico e il frequente richiamo a motivi della Grecia classica, lo stesso cosmopolitismo che permea le sue pagine, possono dare a tratti l’impressione di un gioco letterario fine a se stesso. Ciò non toglie che la sua penna abbia dei meriti. Nei suoi interventi dedicati alla tragedia dell’ex Jugoslavia ha saputo dar prova di lucidità intellettuale e di appassionato impegno civile.

Se l’accoglienza data dalla stampa svizzero tedesca alla notizia dell’assegnazione del Premio Schiller a Mascioni è stata piuttosto scettica, si può tuttavia sperare che il premio contribuisca a far conoscere i suoi scritti anche a nord delle Alpi e a innescare un dibattito critico sulla sua opera che non si fondi sulla preconcetta diffidenza verso i riconoscimenti concessi alle minoranze.

Andrea Tognina

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