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Prima lingua straniera dalla terza classe

Accesso flessibile alla scuola elementare e seconda lingua già in terza classe: queste le raccomandazioni dei Direttori cantonali dell'educazione Keystone

I Direttori cantonali dell'educazione - riunitisi giovedì a Berna- sono concordi sull'introduzione della prima lingua straniera a partire dalla terza classe elementare, ma rimane da discutere la scelta tra l'inglese e una lingua nazionale.

La Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) raccomanda inoltre ai cantoni di studiare le possibilità di anticipare l’entrata nella scuola dei bambini e di rendere l’insegnamento di base più flessibile.

Per quel che riguarda l’insegnamento delle lingue, allo studio vi erano raccomandazioni che il plenum non ha avallato: un voto sulla questione delicata della scelta fra inglese e lingua nazionale è previsto nella prossima riunione del 2 e 3 novembre 2000. Alcuni cantoni, soprattutto quelli latini e bilingui, vorrebbero che la prima lingua fosse una lingua nazionale; altri, tra cui Zurigo, preferirebbero l’inglese. In ogni caso, le decisioni della CDPE non sono giuridicamente vincolanti: si tratta solo di raccomandazioni ai cantoni.

Tuttavia – si è rallegrato il presidente della CDPE Hans Ulrich Stöckling – in seno alla Conferenza vi è sostanziale unità di vedute per una serie di proposte, ad indicare il definitivo superamento di alcune divergenze del passato. Sostanzialmente l’insegnamento delle lingue comincerà prima, comprenderà più lingue per tutti i bambini e sarà intensificato. La prima lingua straniera figurerà nel programma della terza elementare, la seconda in quello della quinta.

Altro tema in discussione, la possibilità di anticipare e rendere più flessibile l’entrata nella scuola dei bambini. Concretamente si propone di creare un «ciclo elementare» che raggruppi l’attuale scuola per l’infanzia e il primo o i due primi anni di scuola elementare: le classi dovrebbero essere eterogenee per età, lingua e attitudini dei bambini; l’accesso alla scolarità vera e propria resa più flessibile secondo le capacità; e l’insegnamento personalizzato. «L’obiettivo principale è l’individualizzazione della formazione che dovrebbe permettere di abbassare l’età di ingresso nella scuola», ha detto Stöckling.

La CDPE cerca di adeguare gli obiettivi e le strutture del sistema educativo ai profondi mutamenti in atto nella società, per esempio per quanto riguarda il ruolo della famiglia e l’accresciuta mobilità, ha spiegato Stöckling. «Se vari settori della scuola hanno reagito a questi cambiamenti, niente si è mosso per i bambini tra i quattro e gli otto anni», ha aggiunto. «Le strutture pedagogiche per questa fascia d’età hanno bisogno di profonde revisioni».

La CDPE si dice consapevole delle diverse sensibilità cantonali e regionali riguardo all’opportunità di introdurre una modifica di tale portata che comporterebbe costi elevati. Per questo, in un primo tempo, l’obiettivo è la sensibilizzazione e la valutazione delle esperienze che saranno attuate localmente.

swissinfo e agenzie

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