Primi progetti per il neodirettore del Centro Culturale Svizzero di Milano
«Milano non dovrà diventare l'isola felice o paradisiaca della cosiddetta 'Swissitude'. Il discorso culturale svizzero potrà invece trovare spazio e farsi conoscere in tutta la vicina penisola». Queste le linee d'azione del nuovo direttore del CCS, Domenico Lucchini, un rappresentante della Terza Svizzera che però - tiene a precisare - fungerà da ambasciatore culturale «per l'intera Confederazione, non solo per la sua parte di lingua italiana».
Quarantasei anni, di casa nell’ambiente transfrontaliero del Mendrisiotto, Lucchini rilascia le sue prime interviste da responsabile del CCS proprio in territorio italiano, a Como. Qui ha presenziato all’inaugurazione del festival «Festate», di cui è organizzatore in quanto coordinatore culturale del Comune di Chiasso.
Parla con soddisfazione del suo nuovo incarico: «Per me si tratta indubbiamente di un grande onore, ma anche di un onere, dato che il mio predecessore Chasper Pult ha svolto un lavoro encomiabile. All’inizio, quindi, il Centro ripercorrerà un poco il solco tracciato e poi, col tempo, si cercherà di trovare qualche altra strategia di promozione della cultura svizzera all’estero».
Il discorso spazia lontano: «Naturalmente ci saranno attività in loco, su Milano, per organizzarvi tutta una serie di manifestazioni, ma credo che il compito più arduo, e al tempo stesso il più interessante dopo quattro anni di esistenza del Centro, sarà quello di allargare la divulgazione della cultura svizzera anche al resto d’Italia. È un mandato preciso per il CCS, da realizzare entrando in sinergia con altre istituzioni, per esempio le ambasciate, i consolati e gli altri centri sparsi in Italia e nel resto d’Europa».
Ma è anche vero il contrario: «Penso che un lavoro di reciprocità, vale a dire di promozione verso il nostro Paese di quanto l’Italia propone, possa essere estremamente produttivo».
Il percorso professionale di Lucchini comprende attività all’Ufficio federale della Cultura, al Centro Culturale Svizzero di Parigi (di cui è stato «régisseur culturel» dal 1987 all’88) e dodici anni di collaborazione a numerosi progetti culturali, in Svizzera e all’estero. «Conosco Milano per averci vissuto una parte della mia formazione postuniversitaria – conclude – e quello di Parigi è stato un «apprendistato» di grande interesse. Credo che al CCS avrò modo di mettere a frutto tutte le esperienze umane e professionali acquisite in questi anni».
Alessandra Zumthor
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