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Quando a Locarno venivano i sovietici

Gli albori del Festival nel parco del Grand Hotel (foto: Alberto Flammer, www.maggiore.ch) Foto: alberto flammer dal sito www.maggiore.ch

Il Festival internazionale del film di Locarno nasce nell’estate del 1946, esattamente la sera del 23 agosto, nel parco inclinato del Grand Hotel.

Il 31 agosto riparte la Mostra del cinema di Venezia (nata nel 1932) e il 1. settembre comincia la prima edizione del Festival di Cannes (fondato nel 1939).

Un’estate, quella del 1946, nata indubbiamente sotto una buona stella. La storia e lo sviluppo dei tre Festival ne sono una dimostrazione. E nella storia del Festival di Locarno c’è un’altra vita che, come vedremo, si intreccia parallelamente.

“Quasi un fratello gemello”

Giò Rezzonico, nasce tre anni dopo. Il Festival lo ha vissuto in modi diversi: accanto al padre Raimondo Rezzonico, ricordato ancora oggi con la qualifica di “presidentissimo”.

Ma anche come spettatore, direttore del trisettimanale “L’Eco di Locarno”, editore. E da quest’anno fa parte del Consiglio di amministrazione.

L’editore ci riceve proprio in quegli spazi dove il vulcanico padre Raimondo, presidente della rassegna per quasi vent’anni, si occupava del Festival. E comincia a sfogliare dalla sua memoria l’album dei ricordi.

“Il Festival per me è quasi un fratello gemello. E’ nato – racconta Giò Rezzonico – poco prima di me. E’ dunque una vita che convivo con questo fratello molto speciale. E, per certi versi, anche molto ingombrante”. Essendo tra i promotori del Festival, il padre Raimondo era in effetti preso da mille impegni.

Dall’Unione Sovietica alle rive del Verbano

Una vita accanto ad un fratello così speciale, significa inevitabilmente ricordi altrettanto particolari. “Seppur bambino, mi ricordo come fosse oggi la presenza dei sovietici. Il Festival di Locarno era famoso proprio anche per questo: la presenza dei sovietici e l’assenza, per reazione, degli americani”.

“Erano signori tutti d’un pezzo, molto rigidi, che si muovevano tutti assieme. Mi ricordo un certo imbarazzo da parte degli organizzatori. D’altra parte loro, i sovietici, erano importanti dal momento che avevano scelto Locarno come una delle loro vetrine culturali”.

E poi c’è, naturalmente, il Grand Hotel. “Mi ricordo i primi divi, gli intrighi, le intemperanze e i segreti amorosi degli attori – non dirò di chi – che mio padre doveva cercare di mediare”.

Ma c’è anche lo storico passaggio in Piazza Grande, su proposta dell’architetto Livio Vacchini. “Quando Livio, che è uno straordinario provocatore, propose a mio padre di trasferire le proiezioni in Piazza Grande – racconta Giò Rezzonico – fu ascoltato. Un’ idea, un colpo di genio, che è stata la fortuna del Festival di Locarno”.

La rivalità con la partita di pallone

Di episodi da raccontare ce ne sono tanti nella memoria. Alcuni, forse quelli più ufficiali, figurano anche sui numerosi libri dedicati alla storia del Festival.

Il film dei ricordi passa e ripassa davanti allo sguardo di Giò Rezzonico, quasi una moviola, per scovare quelle curiosità che hanno fatto la cronaca.

Perché la storia, e non solo quella del Festival, è fatta anche di cronaca.

“Quando ho cominciato a lavorare all “Eco di Locarno” – spiega Rezzonico – erano gli anni Ottanta; mio padre era stato nominato presidente nel 1981. E ricordo benissimo le discussioni sulla maggiore presenza di pubblico alle partite di calcio”.

“Allo stadio c’erano 3-4 mila persone, mentre in Piazza Grande a vedere i film poco più di mille o 1’500 persone. Di anno in anno però lo scarto tra i due pubblici continuava a diminuire”.

Finché, ad un certo punto c’è stato il sorpasso: più gente in piazza e meno alla partita di pallone. E da quel momento il Festival ha trovato il suo pubblico ed è decollato, letteralmente.

Con Streiff un legame speciale

Con David Streiff (direttore artistico dal 1981 al 1991), sia Giò che Raimondo Rezzonico hanno avuto un rapporto speciale.

“David è stato come un fratello per me e mio padre lo considerava un po’ come un figlio, gli voleva davvero bene”.

“David ed io – ricorda Giò Rezzonico – ci ritrovavamo spesso a commentare la personalità autoritaria e debordante di Raimondo. Io avevo i miei problemi in azienda, lui al Festival, ma in comune avevamo un padre che ci pressava”.

“Allora ci consolavano vicendevolmente per le bizze di Raimondo. Con il quale Streiff ha sempre avuto un rapporto franco e leale. Insomma non se le mandavano a dire. Le loro personalità, seppure così diverse, si completavano”.

Nell’album dei ricordi c’è però anche qualche pagina amara. “Come quando si è tentato, in modo anche assai maldestro, di allontanare mio padre dalla presidenza”.

“Era ovvio – riconosce Rezzonico – che i tempi erano cambiati e che occorreva cambiare il modo di gestire. Ma spesso sono i modi a ferire più della sostanza”.

Ora però è tempo di tornare al presente. La 58esima edizione del Festival è iniziata e la sostituzione del direttore artistico e della sua vice, Irene Bignardi e Teresa Cavina, è già nell’agenda dei dirigenti.

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

Nel 1946 i film in cartellone a Locarno sono 15, di cui 4 italiani
Nel 1947 Raimondo Rezzonico, tra i fondatori, presenta il Festival
Nel 2002 viene istituito il premio Raimondo Rezzonico alla memoria dell’ex presidente
Dal 1946 al 2005, 8 i direttori del Festival: Vinicio Beretta, Sandro Bianconi e Freddy Buache, Moritz de Halden, Jean-Pierre Brossard, David Streiff, Marco Müller, Irene Bignardi
Nel 2005 Giò Rezzonico è stato nominato nel consiglio di amministrazione del Festival

Il Festival internazionale del film di Locarno nasce come un fulmine a ciel sereno, all’improvviso, dopo la rinuncia di Lugano all’organizzazione della rassegna internazionale del film, svoltasi per la prima volta nel periodo 1944-1945.

Con una votazione popolare il 2 giugno del 1946, i luganesi bocciano infatti un progetto che proponeva la realizzazione di un anfiteatro per le proiezioni nel Parco Ciani.

Tre mesi dopo Locarno, il 23 agosto 1946, inizierà la sua inarrestabile avventura.

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