Racconti on line per tessere dei legami
Attraverso il sito "Contographie de la Suisse", l'attrice e narratrice Nathalie Jendly vuole creare un database online, interattivo, per parlare di un’altra Svizzera: quella dei racconti e delle favole. Sarà a Montreux al vertice della Francofonia.
E se una carta parlasse? Raccontasse? E se un luogo geografico non si determinasse solo attraverso le sue strade e suoi fiumi, le sue città e montagne, ma anche attraverso il suo immaginario? Ovvero favole e racconti, passati e presenti, che ha suscitato? E ciò affinché tra le persone si imbastiscano nuovi legami…
Allestire una mappa dei racconti svizzera è quanto cerca di realizzare Nathalie Jendly sul sito web “La Svizzera racconta”. Un “work in progress”, o meglio un lavoro in divenire, che intende presentare in occasione del vertice della Francofonia, dal 22 al 24 ottobre a Montreux, sulla Piazza del Mercato cittadino dove, come altri animatori culturali, avrà il suo piccolo châlet.
Le parole hanno sempre fatto parte della vita di Nathalie Jendly, fin dalla tenera infanzia. Figlia dell’attore Roger Jendly («Sono cresciuta in una famiglia di attori che sceglievano i testi in base al contributo che volevano dare alla cittadinanza»), a dodici anni raccontava le favole di Grimm nel quadro del «Théâtre du Loup» a Ginevra.
Ci sono state poi numerose attività, sempre legate alle parole e alla voce – suggeritrice, attrice, cantante, regista teatrale – e alla maternità. Poi di nuovo il ritorno nel mondo di racconti.
swissinfo.ch: Dal teatro ai racconti e ai bambini? Come si è compiuto questo passaggio
Nathalie Jendly: Quando mia figlia è nata dodici anni fa, si è posta la questione di che cosa si racconta ai bambini. Mi sono quindi di nuovo riavvicinata al racconto. Il racconto, e la pratica della filosofia con i bambini. Successivamente (nel 2008, ndr) la Svizzera ha ratificato due convenzioni dell’UNESCO, la prima sulla diversità delle espressioni culturali e la seconda per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Queste ratifiche mi hanno fatto capire non solo l’importanza della costruzione del linguaggio, ma anche della costruzione d’ identità multiple, in relazione alla pluralità di origine.
swissinfo.ch: Tra i suoi progetti in corso, c’è dunque il sito web “La Svizzera racconta” e la sua mappa dei racconti…
N.J.: Quando ero responsabile del festival del racconto a Montreux, mi era stato chiesto di immaginare dei programmi per il Castello di Chillon. Così ho lavorato intorno al tema del turismo, riflettendo sulla sua evoluzione nella regione. Dai tempi di Byron e Mary Shelley, c’era Frankenstein, il fantastico … e mi sono così detta che il turismo leggendario fosse interessante.
Come collegare Frankenstein che attraversa la valle del Rodano, Gargantua che crea la Svizzera e il fatto che a scuola i bambini imparano un po’ la geografia senza necessariamente vedere dei punti di riferimento nel loro ambiente? Mi sono dunque detta che tanto per il turismo leggendario, quanto per la costruzione dell’ identità di ognuno, sarebbe interessante viaggiare attraverso la Svizzera tramite la scoperta di racconti, leggende, miti, ma anche di storie di vita. In che modo gli svizzeri possono essere oggi parte attiva? Che cosa si può sviluppare attraverso i racconti in termini di condivisione, incontri, legami?
Ho lavorato con quattro studenti della HEG (Haute Ecole de gestion di Ginevra) che hanno voluto creare, per l’ultimo anno di studio, la prima base della raccolta dati. La quale è davvero ancora tutta da sviluppare. C’è la volontà di creare un catalogo di tutti i luoghi in Svizzera che, nelle loro patrimonio, hanno delle storie.
swissinfo.ch: Che cosa si vuole pubblicare su questo sito? Storie tradizionali, o storie inventate ogni giorno da giovani genitori, per esempio?
N.J.: Entrambi! Non solo storie esistenti , ma anche le favole raccontate da una nonna d oggi … Un esempio? Un giorno in una parrocchia di Châtel St-Denis, dove stavo raccontando una favola dell’ Etiopia, l’organista mi si avvicinò e mi disse che suo padre – deceduto – aveva l’abitudine di raccontare storie, e che queste storie erano state tutte registrate ; lui era archivista del Château d’Oron. Voleva sapere se mi potessero interessare. Era esattamente il genere di cose che sto cercando. In quegli appunti ho trovato sia la storia del piccolo scoiattolo che raccontava ai suoi nipoti, sia la storia della Dame Verte del Château d’Oron!
Ciò che è interessante sono i legami che le persone intrecciano tra di loro, un legame che si crea attraverso la finzione, la narrazione fittizia della vita.
swissinfo.ch: Il sito è stato lanciato alla fine di aprile. Che impatto ha avuto?
N.J.: Tutto dipende dalla comunicazione. Per ora non ci sono risorse finanziarie attorno a questo progetto. E’ quindi un’iniziativa in crescita, ma qualcosa si muove. Per esempio, quando ero alla salone del libro e della stampa a Ginevra, due persone impegnate a lavorare su applicazioni I-Pad, si sonno avvicinate. E mi hanno fatto capire che questo supporto apre interessanti prospettive. Si possono insomma intrecciare delle relazioni non solo attraverso la dimensione sociale, ma anche grazie alla condivisione di storie; e qui internet diventa essenziale per ricostruire quella “piazza del villaggio” oggi scomparsa nelle nostre società.
swissinfo.ch: Attraverso le storie raccolte, che cosa ha imparato sulla Svizzera, sulla cultura svizzera? Si scoprono forse immaginari propri a certe regioni?
N.J.: Il cantastorie del Mali Hassan Kouyate, raccontava che in tutti i paesi del mondo, troviamo le stesse storie, i cui dettagli sono adattati alla cultura del singolo paese. Nel «Le petit tailleur», in Gruyère, le sette mosche non vanno sulla marmellata, ma sulla panna!
Vi sono anche specificità legate ai rilievi del paese, alle sue credenze. E ‘interessante collegare la forchette gigante di fronte all’Alimentarium, il Museo dell’alimentazione di Vevey, e la leggenda della creazione della regione ad opera di Gargantua, che con la sua pipì ha prodotto il Rodano e alzato il Salève!
Nel Medioevo, nelle montagne, la gente si chiedeva che cosa succedeva alle persone che erano caduti nei burroni. Sventure che hanno fatto nascere leggende, misteri che ritroviamo anche oggi. Con queste storie, il paese,la regione e addirittura la città o sulla strada, diventano infinite.
Sul sito “Contographie de la Suisse”, ciò che è interessante è che tutti – bambini,ragazzi e adulti – possono pubblicare la loro storia. Non è la qualità letteraria ad essere in gioco, anche se non ospitiamo sul sito qualsiasi cosa. Resta comunque aperto a tutti …
Vevey. È nata nel 1966 e vive a Vevey.
Canto e teatro. Ha studiato canto e teatro in Europa, conservatori e formazione dal 1983.
Professioni diverse: Attrice, cantante d’opera, assistente di cantante d’opera, assistente alla drammaturgia, suggeritrice, comparsa, co-regista, voice-coach e animatrice culturale.
Spettacoli. Ha partecipato alla creazione di diversi teatri in maschera, teatro,musical, recital, spettacoli di marionette in diversi teatri e festival in Svizzera, Francia, Olanda e Inghilterra.
Televisione. Ha partecipato a diverse fiction e diffusione di documentari per la Televisione Svizzera Romanda (TSR).
Compagnia. Nel 2003 ha partecipato alla creazione dell’Associazione dei Ticket.
Racconti. Ha diretto il Festival del racconto di Montreux e ha creato il sito “La Svizzera racconta – Associazione intercutlurale per il racconto”. «Contribuisce – e prendiamo in prestito le sue parole – allo sviluppo di progetti regionali, nazionali e internazionali favorendo tanto la costruzione della promessa quanto quella di una identità plurale».
Dal 22 al 24 ottobre 2010 (che coincide con il 40esimo anniversario della OIF), Montreux, accoglie il 13esimo vertice della francofonia.
Programma
20-21 ottobre, Losanna: Assemblea dell’Associazione internazionale dei sindaci francofoni.
17-24 ottobre, Montreux: Village de la Francophonie (eventi, incontri).
17-24 ottobre, Château de Chillon: mostre, premiazioni.
19-24 ottobre, Montreux: dibattiti pubblici sui temi del vertice.
Traduzione, François Gehring
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