Rath: il più vecchio museo svizzero d’arte festeggia i suoi 175 anni
Situato nel cuore di Ginevra, il museo di Belle Arti ha aperto i battenti il 31 luglio del 1826, presentando la collezione privata della famiglia Rath. Da allora il Musée Rath ha offerto al pubblico i più grandi nomi dell'arte svizzera e mondiale e ancora oggi rimane uno dei principali centri culturali nazionali.
Sorto nei pressi di due altre istituzioni ginevrine del 19esimo secolo – il Grand-Théâtre e il Conservatoire de Musique – il Rath era ai suoi inizi un museo d’arte contemporanea, consacrato agli artisti viventi e aperto ai visitatori soltanto due pomeriggi alla settimana.
La sua nascita è dovuta all’interesse e alla generosità di due donne, Jeanne-Françoise e Henriette Rath che, nel lontano 1826, decisero di donare la collezione del fratello Simon, amante d’arte e ufficiale dello zar di Russia, morto all’età di 40 anni.
Nella sua lunga storia, il museo ha visto sfilare tra l’altro le opere dei più prestigiosi artisti europei hanno rivoluzionato l’arte dalla metà del secolo scorso: dagli impressionisti ai cubisti, dagli espressionisti ai surrealisti, fino alle tendenze più moderne.
Oggi, su una superficie di oltre 1300 m2, il Rath accoglie le grandi esposizioni temporanee del Museo d’arte e di storia di Ginevra. Proponendo regolarmente opere di grande valore, con una media di due sole esposizioni all’anno il museo riesce ad attirare un pubblico di oltre 70 mila esperti e appassionati d’arte.
L’ultima esposizione, appena conclusa, era dedicata ad Ostia, il porto dell’Antica Roma. Una prima mondiale, dal momento che la storia della cittadina romana non era mai stata al centro di una simile esposizione, che poteva vantare oltre 400 mosaici, affreschi, rilievi e oggetti d’arte di ogni tipo.
La prossima esposizione si aprirà il 5 settembre e permetterà di scoprire o riscoprire circa 100 opere di artisti svizzeri del 20esimo secolo, prestate dal Kunsthaus di Aarau, chiuso per lavori di restauro fino al 2003. Tra i nomi maggiori citiamo soltanto Ferdinand Hodler, Félix Vallotton, Paul Klee, Sophie Taeuber-Arp e Urs Lüthi.
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