Ritorno a casa per gli otto svizzeri tratti in salvo a Goumois
Dopo una notte trascorsa all'ospedale regionale di Delémont, i sette "speleoturisti" e la loro guida, estratti dalla grotta di Goumois, hanno potuto rientrare domenica a casa loro. Gli esami medici hanno permesso di costatare che loro condizioni di salute sono buone, nonostante il freddo e l'apprensione di questi ultimi tre giorni.
I sette studenti di una scuola universitaria zurighese per assistenti sociali e la loro guida hanno potuto abbandonare indenni la grotta di Goumois, nel Giura francese, dove erano rimasti bloccati da mercoledì scorso. Sabato sera, subito dopo il loro salvataggio, erano stati comunque trasferiti rapidamente all’ospedale di Delémont per effettuare alcuni esami medici e per trascorrervi la notte.
Le operazioni di soccorso erano state ritardate durante tutta la giornata di sabato in seguito al lento abbassamento del livello dell’acqua che ostruiva il passaggio attraverso i cunicoli di uscita. Ancora in serata i soccorritori temevano di dover prolungare per diverse ore i tentativi di salvataggio. La possibilità di impiegare maschere e respiratori era stata scartata per evitare di sottoporre a rischi eccessivi gli otto sfortunati escursionisti.
Le squadre di soccorso avevano impiegato pompe supplementari e cariche di dinamite per accelerare il deflusso dell’acqua. Grazie ad un’ultima esplosione, che ha permesso di prosciugare un sifone, gli otto escursionisti avevano potuto finalmente uscire nel giro di 20 minuti senza doversi immergere totalmente nell’acqua.
Verso le 20.00 erano quindi uscite all’aria aperta dapprima le tre donne e in seguito i cinque uomini che si erano infilati mercoledì nella grotta di Goumois, nonostante le pessime condizioni meteorologiche e, in particolare, i temporali che imperversavano nella regione. I membri di quella che doveva essere “un’esperienza pedagogica” non avevano più potuto far ritorno a causa del repentino aumento del livello dell’acqua all’interno delle gallerie.
Gli improvvisati speleologi si erano messi al riparo in una cavità asciutta in attesa di aiuti. Venerdì, dopo numerosi tentativi, alcuni sommozzatori francesi sono riusciti a raggiungerli e a portare loro cibo, bevande calde, coperte e una tenda riscaldata nella quale dormire.
A questo punto rimane ancora da accertare chi si assumerà gli ingenti costi dovuti alle operazioni di soccorso che hanno visto impegnate per tre giorni oltre 250 persone. In buona parte dovranno essere probabilmente sborsati dalla società basilese Altamira, organizzatrice della spedizione “pedagogica”.
I responsabili della società e la guida incaricata di accompagnare i 7 studenti sono stati vivamente criticati negli ultimi giorni per la mancanza di preparazione e di verifiche sulle condizioni di sicurezza che avrebbero potuto trasformare l’escursione in una tragedia. La vicenda ha inoltre riacceso il dibattito sui rischi legati alla pratica di sport estremi da parte di persone e di agenzie considerate inesperte.
swissinfo e agenzie
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