Schlingensief, un Amleto senza scandalo
Lo scandalo temuto o sperato non c'è stato. La prima dell'«Hamlet « del regista tedesco Christoph Schlingensief, giovedì scorso allo Schauspielhaus di Zurigo, ha raccolto commenti scettici: più che una novità provocatoria è parsa una rimasticatura di precedenti interpretazioni del capolavoro di Shakespeare.
Già un’ora prima dello spettacolo, giovedì sera, la folla davanti al teatro cittadino di Zurigo testimoniava l’attesa e la curiosità suscitate. La presenza della polizia ricordava che il partito di Blocher, l’Udc, aveva manifesto preoccupazione per la «sicurezza pubblica» nel caso che «dimostrazioni e tumulti» avessero accompagnato lo spettacolo. Ma non è successo nulla. Alla fine il pubblico ha applaudito come sempre, giudicando senza infamia né lode uno spettacolo tutto sommato «normale» per essere una delle tante libere rivisitazioni che sono state fatte e continuano a farsi dell’«Amleto».
Ciò conferma che le provocazioni per cui Schlingensief ha fatto tanto parlare di sé nelle scorse settimane, altro non erano che un chiaro espediente per farsi tanta pubblicità. «Proibite l’Udc!» – aveva gridato col megafono nelle piazze di Zurigo l’«enfant terrible» del mondo teatrale germanico – perché è un partito razzista.
Ma dopo che l’Udc aveva annunciato che si sarebbe opposta all’elargizione di finanziamenti pubblici allo Schauspielhaus, e dopo essersi scagliato anche contro il club di hockey ZSC perché non agirebbe con sufficiente energia contro gli hooligans ed i tifosi fanatici, Schlingensief, per colmo di provocazione, s’è messo a chiedere in piazza che venissero tolti i finanziamenti allo Schauspielhaus. I dirigenti del teatro, che pure avevano difeso il regista tedesco, venivano così spiazzati.
Con queste premesse, c’era da aspettarsi che lo spettacolo teatrale avrebbe fatto scalpore. Si sapeva che Schlingensief avrebbe fatto chiaro riferimento, in chiave di condanna e sia pure in forma provocatoria, al nazismo e al razzismo. Lo stesso regista aveva parlato qualche giorno prima dei fantasmi e degli «zombie» che sarebbero apparsi sulla scena, suscitando ancora qualche curiosità. Ma lo spettacolo non è andato oltre quanto finora visto in altre famose rivisitazioni del capolavoro shakespeariano.
In effetti, oltre ad essersi rifatto ampiamente a vecchi colleghi illustri come Maximilian Schell, Hermann Schomberg e Marianne Hoppe, il massimo della provocazione in scena ideata da Schlingensief è stata quella di apparire lui stesso, alla fine dello spettacolo, in divisa nazista. A ragione, il «Tages-Anzeiger» lo ha definito semplicemente «un romantico».
Silvano De Pietro
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