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Soluzione “light” nella riorganizzazione di Pro Helvetia

A sinistra in primo piano François Wasserfallen, direttore ad interim di Pro Helvetia al posto del dimissionario Bernard Catomas, a destra, nominato direttore della Radio Televisione Romancia Keystone

Il Consiglio di fondazione di Pro Helvetia ha presentato a Zurigo le misure di riordino dell'ente. Dopo ampi dibattitti e progetti bocciati si è arrivati ad un accordo per garantire anche in futuro efficienza e competenza nella promozione della cultura svizzera. Gli interventi si concentrano sulla struttura organizzativa, non sull'offerta culturale.

Un percorso travagliato quello della ristrutturazione della fondazione svizzera per la cultura. Garantire anche in futuro – sul territorio e nel mondo – un’attività di livello che sia rispettosa di differenze culturali e sociali del nostro Paese non è opera da poco. Da quanto è emerso dalla conferenza stampa di Zurigo, rimarranno i tre pilastri di fondo: la mediazione di produzioni e manifestazioni, il sostegno agli scambi interculturali anche oltre i confini e la promozione sussidiaria e attiva della cultura svizzera in senso lato.

Già tre anni fa, la necessità di un riordino organizzativo, per coordinare e dare nuovo slancio all’attività, era evidente. Molte speranze erano state riposte nella rinnovata direzione della fondazione. Spettava infatti al direttore Bernard Cathomas e alla nuova presidente del Consiglio di fondazione Yvette Jäggi, eletti tre anni or sono, rimboccare le maniche per dare nuovo slancio all’istituzione che negli anni era diventata un colosso impacciato.

Ma a settembre Cathomas lascerà Pro Helvetia per la direzione della radio e Televisione romancia. Certamente la sua attività, salutata inizialmente con entusiasmo dai media, si è dimostrata più difficile del previsto e anche la ristrutturazione ha subito dei ritardi.

Il primo tentativo presentato l’anno scorso non ha infatti trovato l’assenso del Consiglio di fondazione. Delegare tutte le competenze decisionali alla direzione, dunque all’apparato amministrativo, era equivalente ad un’autoesclusione da qualsiasi processo decisionale. Come facevano notare i critici del modello centralista, assegnare a dei tecnici le decisioni di sussidio e di iniziativa avrebbe portato ad un deficit di legittimità e provocato maree di ricorsi. In effetti il Comitato di fondazione, nominato dal Consiglio federale in rappresentanza di regioni, lingue e interessi sociali, garantisce una rappresentatività e dunque una distribuzione più o meno corretta dei fondi a disposizione.

La soluzione proposta adesso è essenzialmente di compromesso, ma efficiente, perché non richiede modifiche alla legge federale e dunque attuabile da subito. La presidente del Consiglio di fondazione, Yvette Jaggi, afferma che gli ultimi dibattiti “hanno portato ad un cambiamento di paradigma: c’è ancora molto da fare, ma la rotta è indicata. Non c’è più ritorno”.

Dal primo gennaio 2002 comincia dunque la nuova tappa della fondazione. Al centro del nuovo progetto c’è la riorganizzazione della direzione di Zurigo, attraverso la creazione di nuovi gruppi tematici – tra gli altri, teatro, musica e arte – e la soppressione dei gruppi di coordinazione. Sarà il direttore stesso ad occuparsi della coordinazione con un consiglio ristretto.

Il Consiglio di fondazione avrà ancora un ruolo anche nel valutare i singoli progetti, ma si concentrerà sui traguardi strategici e di pianificazione. I singoli membri continueranno a far parte di gruppi di lavoro tematici specifici, continuando così a rimanere legati al campo e al territorio. Maggiore attenzione sarà data al controllo finanziario, per calibrare bene le uscite e dunque amministrare e dividere meglio le risorse. Per il momento invece non ci saranno tagli alle attività. La paventata rinuncia alle attività di stampo socio-culturale è, se non altro, rimandata.

Si è dunque arrivati ad un traguardo nella riorganizzazione della Pro Helvetia. Con una soluzione di compromesso, nel migliore stile svizzero. Da una parte la direzione acquista maggiori competenze decisionali. Dall’altra il Consiglio di fondazione, con la sua rappresentatività e dunque legittimazione, mantiene delle funzioni operative oltre che strategiche.”Pro Helvetia”, sostiene fiducioso il designato direttore ad interim François Wasserfallen e responsabile per la ristrutturazione “rimarrà fedele al compito di garantire uno scambio e un dibattito nella cultura e nella politica culturale svizzere”.

Daniele Papacella

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