Una tecnologia d’avanguardia per salvare la memoria nazionale di libri e archivi
Per salvare le 3'000 tonnellate di libri e documenti degli Archivi federali e della Biblioteca nazionale, la Svizzera ha costruito a Wimmis, nel canton Berna il più grande impianto di deacidificazione industriale della carta del mondo.
Il centro sarà a disposizione delle collettività pubbliche e private della Svizzera ma anche dei paesi vicini. L’impianto, inaugurato venerdì alla presenza della consigliera federale Ruth Dreifuss, è stato finanziato grazie ad un credito di 13,5 milioni di franchi, approvato nel 1998 dal parlamento. Un altro credito di 10 milioni verrà stanziato dagli Archivi federali e dalla Biblioteca nazionale per la sua utilizzazione nei primi cinque anni.
Il patrimonio nazionale scritto è in pericolo perchè la carta impiegata per la rilegazione dei libri è stata fabbricata mediante un procedimento di acidificazione, introdotto a partire dal 1850. Con il passare degli anni la carta diventa molto fragile e tende a rompersi.
Negli ultimi 30 anni gli esperti si sono resi conto che non si poteva più far fronte a questo processo d’invecchiamento con restauri individuali. Nel 1990 gli Archivi federali e la Biblioteca nazionale si sono pertanto uniti per trovare una soluzione al problema.
Grazie al cosiddetto procedimento “papersave” della ditta d’ingegneria Battelle, che ricorre a soluzioni alcooliche di titano e magnesio è stato possibile salvare le 3’000 tonnellate di carta scritta. Il nuovo impianto riesce a trattare fino a 120 tonnellate di carta in un anno. Con il procedimento “papersave” la durata di vita di libri e documenti potrà essere prolungata di almeno 150 anni.
swissinfo e agenzie
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