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Uno svizzero alla guida degli Europei 2004

Martin Kallen nello stadio da Luz: precisione svizzera per un'impresa portoghese. RDB

Delegato in Portogallo per conto dell’UEFA dal mese di giugno del 2002, Martin Kallen assicura la supervisione dell’organizzazione dei Campionati Europei di calcio.

Originario dell’Oberland bernese, dal suo quartier generale di Lisbona il direttore delle operazioni veglia affinché la manifestazione sia un successo.

16 squadre, tra le quali la Svizzera, 31 partite, dieci stadi nuovi, un bilancio e degli utili che si cifrano in milioni, migliaia di giornalisti accreditati, quasi mezzo milione di biglietti per altrettanti appassionati e tifosi che giungeranno in Portogallo, la sicurezza, le minacce di attentati.

Al vertice di questa piramide tentacolare un solo uomo. Uno svizzero che ha dovuto far sì che tutto fosse pronto per il 12 giugno, giorno della partita d’apertura tra il Portogallo e la Grecia.

Al nono piano di un edificio di Lisbona, 53 Avenida da Republica, il «gran sacerdote» Martin Kallen – più pomposamente denominato direttore generale delle operazioni della competizione – lavora senza posa da due anni.

La sua scommessa: fare in modo che quella che è considerata la terza maggiore manifestazione sportiva (dopo i Mondiali di calcio e le Olimpiadi) possa svolgersi senza intoppi.

swissinfo: Martin Kallen, quali sono i tre maggiori problemi che ha dovuto affrontare a livello organizzativo?

M.K.: Il problema principale è senza ombra di dubbio quello dei tempi. Il progetto era già partito con un po’ di ritardo, e le giornate sono troppo corte!

Il secondo problema riguardava gli aspetti legati alla sicurezza. Abbiamo dovuto imperativamente tenere tutti i parametri sotto controllo. Per questo lavoriamo in stretta collaborazione con il governo portoghese che è responsabile delle questioni legate al terrorismo e al fenomeno degli hooligan. Sono state create diverse commissioni speciali.

Infine il fatto che tutti i dieci stadi nei quali si giocano le 31 partite della competizione siano nuovi non ha facilitato la gestione dell’operazione.

Quando sono arrivato in Portogallo, i lavori erano ancora in alto mare. Abbiamo dovuto seguire da vicino l’andamento dei cantieri affinché i lavori venissero conclusi in tempo e secondo le norme.

swissinfo: Quando è stato paracadutato in Portogallo, nel giugno 2002, si rendeva conto della portata del mandato?

M.K.: No, per nulla. Tutto era centralizzato a Lisbona, nel quartier generale, e pensavo che la gestione ne sarebbe risultata facilitata.
Invece si tratta di un compito immane, vertiginoso.

Per fortuna sono circondato da ottimi collaboratori che danno davvero il meglio di sé, lavoriamo con un ottimo spirito. Bisogna essere severi con sé stessi, tenere duro, rimanere positivi malgrado tutto.

Per me si tratta di un’avventura straordinaria e arricchente sotto tutti i punti di vista.

swissinfo: Cosa significa per lei essere svizzero e lavorare per il Portogallo? Cambia forse qualcosa?

M.K.: Certo, è molto importante. Bisogna in qualche modo meritare lo statuto di ospite che ci viene offerto. E questo ci obbliga a metterci un po’ da parte. Questi Europei appartengono prima di tutto ai Portoghesi.

Dobbiamo cercare di essere aperti, accettare di fonderci in un’altra mentalità. Qui tutto viene deciso all’ultimo minuto. E’ impossibile pianificare le cose troppo in anticipo, come si usa fare in Svizzera.

I Portoghesi sanno però affrontare i problemi con grande creatività. In questi due anni, ho imparato che tutto è possibile. Ora so rimanere più calmo… più cool. Anche sulla strada, perché i Portoghesi guidano molto, molto velocemente.

E poi il Portogallo è un paese che merita davvero di essere scoperto: la sua storia, i paesaggi, la gente, il cibo.

swissinfo: Come vivono i Portoghesi questa manifestazione sportiva di primo piano?

M.K.: La febbre è molto alta. I Portoghesi sono molto fieri di aver potuto organizzare questi Europei. Se ne discute un po’ ovunque: nei media, nella strada, nei caffè. In questo momento non si parla d’altro.

Anche le voci critiche, che avevano espresso dei dubbi sugli investimenti necessari per l’organizzazione di un simile avvenimento, mi pare siano passate in secondo piano.

swissinfo: E lei, che cosa si aspetta da questi Europei?

M.K.: Prima di tutto delle buone partite! Penso veramente che questa sia la cosa più importante. Noi lavoriamo per il calcio, minuto dopo minuto. Vogliamo una competizione di altissimo livello.

E poi l’UEFA e la Federazione portoghese mi hanno chiesto di fare in modo che questo sia il miglior campionato mai organizzato. Affinché la festa sia perfetta, bisognerebbe che l’esito finale fosse portoghese.

Il paese ha dato il massimo di sé con dieci nuovi stadi (è una prima assoluta negli annali degli Europei). Una vittoria del Portogallo sarebbe il coronamento perfetto.

Quello che è certo, è che il 5 luglio, dopo la finale, tirerò un grande sospiro di sollievo. Ma poi dovrò ancora sistemare le ultime faccende fino al mese di settembre, quando anche l’ultimo dei miei collaboratori lascerà il quartier generale di Lisbona.

swissinfo: Lei è un grande appassionato di calcio, quali sono le sue previsioni?

M.K.: Le sedici squadre sono tutte più o meno sullo stesso livello. Anche se la Francia parte favorita. La Repubblica Ceca e il Portogallo sono entrambe in grado di vivere fino in fondo una magnifica avventura.

Ma anche la Svizzera potrebbe sorprendere e arrivare ai quarti di finale. Assisterò a una partita al giorno e seguirò con particolare attenzione Svizzera e Portogallo.

Intervista swissinfo, Mathias Froidevaux
Traduzione dal francese: Luisa Orelli

Martin Kallen ha 40 anni
È entrato all’UEFA nel 1994
È stato delegato a Lisbona a partire dal giugno 2002 in qualità di direttore delle operazioni della competizione degli Europei 2004.

In Portogallo, Martin Kallen occupa il posto di responsabile della Società anonima Euro 2004, nata dalla collaborazione tra UEFA e Federazione portoghese di calcio per gestire l’organizzazione del torneo.

In precedenza, aveva organizzato, tra le altre cose, tre finali della Champions League.

Originario di Frutigen, nell’Oberland bernese, Martin Kallen ha lavorato sette anni al servizio della linea ferroviaria Berna-Lötschberg-Sempione, per poi raggiungere l’UEFA nel 1994.

Si delinea già sin d’ora come il candidato ideale per presiedere il comitato d’organizzazione degli Europei 2008 che avranno luogo in Svizzera e in Austria.

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