Vaclav Havel in Svizzera anche per discutere di filosofia e Mozart
Una visita di Stato all'insegna delle discussioni filosofiche, di un nuovo patriottismo e di una Svizzera «modello per l'Europa», quella compiuta dal presidente ceco Vaclav Havel giovedì e venerdì. Moritz Leuenbeger ha ottenuto perfino una deroga al severo cerimoniale, facendo eseguire sulla Piazza federale musiche di Mozart invece delle tradizionali marce.
E sul praticello del Grütli, accompagnando l’ospite, ha riscoperto «il simbolo della mia patria».
La Svizzera potrebbe servire ad ispirare l’Europa di oggi e di domani, aveva detto giovedì Havel, in compagnia della moglie Dagmar, nel discorso di saluto davanti al Consiglio federale in corpore, poco dopo essere stato ricevuto sulla Piazza con le note dell’Idumeneo di Mozart, un brano voluto espressamente dal presidente della Confederazione.
Leuenberger, tornando venerdì su quell’episodio e accennando alla difficoltà a sostituire i rituali riconosciuti a livello internazionale, ha detto: «considero già un grande successo il fatto che, durante gli onori militari, il saluto alla bandiera, dal carattere assai marziale, sia stata sostituito dalla più illustre marcia di Mozart».
Il discorso di Havel a Palazzo si è focalizzato sul patriottismo elvetico, «elementare, autentico», modello di un futuro patriottismo europeo dove la patria «non è una struttura chiusa, ma aperta, che va dal noto all’ignoto, dal sé all’universale, dal concreto verso l’astratto».
La Svizzera è cambiata: «si apre, non vuole essere né una prigione nè un’isola», aveva da parte sua affermato il presidente della Confederazione Leuenberger.
A Berna Havel ha discusso con i consiglieri federali di Unione europea – Praga infatti ha inoltrato richiesta di adesione – ma anche di Balcani, mondializzazione, diritti umani, protezione dell’ambiente, federalismo, decentralizzazione e democrazia diretta.
Questi ultimi tre temi, cari alla Svizzera, possono essere «fonte di ispirazione per i Cechi», ha commentato Havel in un breve incontro con la stampa, nel corso del quale ha ringraziato la Svizzera per aver accolto nel 1968 i profughi che cercavano riparo dall’invasione sovietica.
La seconda giornata della visita ha avuto un carattere prettamente culturale, nella Svizzera centrale e primitiva. A Lucerna lo hanno accompagnato Leuenberger e Samuel Schmid. Nel 1998 proprio Lucerna lo aveva invitato a tenere il discorso per l’apertura del Centro della cultura e dei congressi, ma il presidente ceco, gravemente ammalato, aveva dovuto rinunciare e il suo discorso era stato videotrasmesso.
Stavolta ha potuto visitare il Centro della cultura, con un concerto in suo onore. Nel pomeriggio, per espresso desiderio di Havel, una visita sul praticello del Grütli dove a farla da padrone è stata la musica popolare, con yodel e corni delle alpi.
Non è mancato tuttavia un tocco di modernità, con la performance del Coro omosessuali di Zurigo che, accompagnato da musicisti jazz, ha intonato il «Guglielmo Tell» di Gioacchino Rossini.
I tre Confederati che nel 1291 strinsero il patto su questo prato, «sono quasi sicuro che oggi giurerebbero sulla Dichiarazione dei diritti umani dell’ONU e sul protocollo di Kyoto», ha detto Leuenberger. «Grazie a lei posso oggi vedere il Grütli anche come il simbolo della mia patria», ha confessato, ammettendo di aver avuto qualche difficoltà a comprendere il desiderio dell’illustre ospite. Per Havel, il giuramento del Grütli è un simbolo importante di democrazia, libertà e federalismo.
La Svizzera, con questa visita, ha voluto rendere onore all’azione politica di Havel, il presidente che ha svolto un ruolo chiave nei cambiamenti avvenuti nell’Europa dell’Est. Esistono inoltre legami particolari fra la Svizzera e la Cechia, nata dallo scioglimento della Cecoslovacchia. Diverse migliaia di persone in fuga dopo la «Primavera di Praga», nell’agosto 1968, hanno trovato infatti in Svizzera una nuova patria. E Leuenberger ha ricordato quella Primavera stroncata dai carri armati sovietici, dicendo che un’»ondata di simpatia per il popolo cecoslovacco percorse tutto il nostro Paese».
swissinfo e agenzie
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