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Il poster dell'edizione di quest'anno. Visions du Réel

Il festival internazionale del documentario «Visions du Réel» di Nyon mostra quest'anno 116 film di 30 paesi diversi.

La varietà delle opere non è solo culturale e geografica: la forma dei film va dal reportage, al film d’autore o sperimentale fino al “home movie”.

«Le opere più immaginative e complete del cinema svizzero, piuttosto che nella fiction, si trovano nel documentario».

Documentario nel senso più ampio del termine, cioè non film didattico, ma tutto ciò che non è recitato da attori e che si basa invece sulla realtà. È in questa forma che si trovano i talenti migliori e una maggiore ricerca nelle produzioni cinematografiche elvetiche, secondo il direttore del festival di Nyon, Jean Perret.

Il festival del cinema “del reale” di Nyon esiste già da 30 anni, cresciuto poco a poco dai cine-club dell’epoca. Ma dal 1995, da quando Jean Perret ne ha preso le redini, il festival ha cambiato nome e si è sempre più aperto a nuove forme di espressione cinematografica.

Tante finestre su tanti mondi


Nonostante i film elvetici siano parecchi quest’anno, solo uno, sui 22 della competizione internazionale, è svizzero.

«Il Viaggio a Misterbianco», firmato da Paolo Poloni. Un po’road movie, un po’ meditazione su alcuni incontri casuali fatti in Italia.

Oltre a quello assegnato nella selezione internazionale vi è il premio della Televisione svizzero-francese TSR, e il nuovo premio della SSA e Suissimage, assegnato al film più innovativo.

«Il cinema del reale è spettacolare», dice Jean Perret «perché propone un’aura di autenticità dimenticata sotto il bombardamento quotidiano di immagini virtuali».

Tre grandi nomi del cinema svizzero figurano nella sezione «elvetica». In «Les printemps de notre vie» (La primavera della nostra vita) Francis Reusser ritorna su illusioni e disillusioni di una generazione di intellettuali romandi dopo il ’68.

Frédéric Gonseth ha invece seguito gli addetti all’aiuto umanitario sul fronte russo, da cui è tornato con l’opera «Mission en enfer» (Missione all’inferno).

Richard Dindo visita dal canto suo l’atelier di Matisse, come Aragon prima di lui e ne trae una riflessione sulla creatività intitolata «Aragon: le roman de Matisse» (Aragon il romanzo di Matisse).

Piattaforma internazionale

Fuori dalla Svizzera, Visions du Réel ospita tra l’altro film sull’Argentina e su Cuba. Il festival di Nyon sarà presente al Festival del cinema sudamericano dell’Havana, in dicembre e nel 2004 seguirà uno speciale Cuba a Nyon.

Oltre alle proiezioni il pubblico potrà assistere a dibattiti e partecipare ai tradizionali atelier, in particolare incontrando due autori completamente diversi tra loro: il francese Français Denis Gheerbrant, che fa un cinema socio-umanistico e l’austriaco Ulrich Seidl, la cui opera si basa su di un’estetica costruita e violenta.

Problemi di budget

Per proseguire la sua missione nel 2004 il festival dovrà vincere la battaglia del denaro. Uno dei principali sponsor, la banca UBS ha annunciato infatti il proprio ritiro, proprio mentre il budget aumenta in continuazione.

Il festival accoglie infatti sempre più spettatori e addetti ai lavori, spiega Jean Perret, che per il momento tenta di ovviare al problema riducendo il numero di film proiettati.

«Siamo fieri di presentare 750 minuti di immagini in meno rispetto all’anno scorso, spiega il direttore. L’obiettivo è restringere il programma e mostrare quello che ci sembra più pertinente».

swissinfo, Pierre-François Besson
adattamento Raffaella Rossello

Festival Visions du Réel, Nyon 28 aprile – 4 maggio 2003

116 film da tutto il mondo.

Film in competizione 22, di cui 15 lungometraggi.

Domenica 27 anteprima di un lungometraggio sulla vittoriosa avventura di Alinghi alla Coppa America.

Attesi circa 20 mila spettatori.

Tra i membri della giuria anche l’ex ministro della cultura Ruth Dreifuss.

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