Votazioni federali: il fossato tra gli svizzeri nei commenti della stampa
Come già successo in altre occasioni, le votazioni federali hanno avuto un esito diametralmente opposto nelle diverse regioni linguistiche. Diversi giornali sottolineano con preoccupazione il divario tra mentalità, culture e bisogni diversi.
“Vivere in un paese straniero” titola il Tages Anzeiger il suo commento di prima pagina, in cui afferma che in Svizzera le 4 culture non convivono, ma piuttosto vivono una vicina all’altra. All’estero i nostri rappresentanti vantano il modello svizzero, in realtà da almeno 20 anni le diverse mentalità stanno allontanando le tre principali regioni linguistiche, sottolinea ancora il quotidiano zurighese.
Per il Tages Anzeiger questo fenomeno non è nuovo: già durante la prima Guerra mondiale era emerso un profondo fossato tra la Svizzera tedesca e francese. Per fortuna, rispetto ad allora, il nostro paese non è oggi confrontato ad una grave minaccia. Proprio per questo, però, le forze politiche sono chiamate a promuovere maggiormente la comprensione tra le diverse culture. Altrimenti, Romandi e Ticinesi avranno “il sentimento di vivere in un paese in cui si sentono sempre più stranieri”.
Stesso tono per Le Temps, che apre la sua prima pagina con un “I romandi nell’opposizione” e prosegue nell’editoriale del suo direttore affermando che “Questo fine settimana la Svizzera tedesca e quella latina sono rimaste sulle loro posizioni, come se fossero due paesi che si affrontano”. Il giornale romando paragona la Svizzera ad una cartina meteorologica, percorsa in tutti i sensi da correnti diverse.
La Svizzera tedesca si trova sotto l’influsso di correnti anglosassoni, ormai dominanti in tutta l’Europa del nord e responsabili di un clima improntato al liberismo. In questa parte della Svizzera “è la destra a dettare le regole del gioco, mentre la sinistra si trova sulla difensiva e si rimette in discussione, seguendo l’esempio dei socialdemocratici inglesi, tedeschi e olandesi”. Nella Svizzera latina, prosegue ancora Lee Temps lo Stato viene invece considerato ancora oggi come un baluardo contro i pericoli del mercato.
Per la Neue Zürcher Zeitung si tratta ormai di un “Röstigraben” al quale siamo abituati, soprattutto in materia di AVS. Il quotidiano zurighese ricorda che due anni fa, ad esempio, la Romandia e il canton Ticino avevano accettato l’iniziativa sull’AVS che si batteva contro l’innalzamento dell’età di pensionamento per le donne. Tre anni prima la decima revisione dell’AVS era bocciata o combattuta soprattutto dai votanti dei cantoni latini.
La NZZ individua in particolare nella crisi economica degli anni ’90 il fattore che ha provocato le differenze emerse nel voto di questo fine settimane. Nella Svizzera francese e italiana questa crisi si è fatta sentire molto di più: i cantoni latini sono stati nettamente più toccati dalla disoccupazione.
Anche il Bund relativizza il problema sollevato dal divario riapparso tra le regioni culturali e linguistiche del paese. Per il quotidiano bernese il “diverso atteggiamento sull’età di pensionamento tra la Svizzera tedesca e quella latina rappresenta ormai una tradizione”. La Romandia sarebbe semplicemente influenzata dalla Francia, paese con l’età di pensionamento più bassa in Europa.
Per il Corriere del Ticino il Röstigraben era in parte previsto. Lo scenario si era infatti già spesso prodotto in relazione a temi che “riguardano il mondo del
lavoro e la socialità”. Questo fenomeno non andrebbe però drammatizzato: “la Svizzera rimane un esempio di pacifica convivenza tra popoli di lingua e cultura diversa”. Il sistema politico elvetico, che si basa sulla continua ricerca del consenso, permette inoltre di appianare i contrasti, trovando compromessi accettabili dalla maggioranza.
Per la Regione la spaccatura manifestatasti questo fine settimana è legata a due ragioni. Da un lato, bisogna tener conto della particolare sensibilità sociale della Svizzera latina. Dall’altro, quest’ultima si dimostra più distaccata sui temi che concernono la sicurezza nazionale e ha quindi sostenuto maggiormente l’iniziativa per il dimezzamento delle spese militari. Da parte sua, il Ticino “sta una volta di qua e una di là”.
Armando Mombelli
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