Assistenza al suicidio autorizzata nelle case per anziani a Zurigo
Il municipio di Zurigo ha deciso di abolire il relativo divieto del 1987, fissando una serie di condizioni: in modo particolare i candidati al suicidio dovranno essere pienamente capaci d'intendere e di volere.
Attualmente chi vuole far ricorso ai servizi delle associazioni di «accompagnamento alla morte» è costretto a lasciare le case di cura. Secondo il municipale Robert Neukomm, che giovedì ha illustrato la decisione alla stampa, il divieto limita la libertà di scelta degli ospiti delle case per anziani.
Il responsabile del dicastero cittadino della sanità non crede che la revoca del divieto farà aumentare il numero di anziani, gravemente malati, che cercherà aiuto per morire. Attualmente nei circa 20 istituti per anziani della città si registrano in media uno o due casi all’anno.
Per far fronte alla mancanza di normative chiare a livello svizzero, il municipio ha fissato una serie di criteri vincolanti: la condizione principale è la piena capacità di giudizio dei candidati, su cui vigilerà se necessario un comitato indipendente di esperti.
L’assistenza al suicidio sarà quindi preclusa ai malati psichici. Il personale delle case di cura non potrà in alcun modo partecipare all’accompagnamento alla morte. E la presenza dei rappresentanti di organizzazioni quali «Exit» o «Dignitas» continuerà a rimanere tabù negli ospedali della città.
La nuova regolamentazione abolisce di fatto il divieto di per i membri di queste organizzazioni di entrare nelle case di cura: un divieto introdotto nel 1987, in seguito alla scoperta del caso di un anziano che voleva far ricorso ai loro servizi. Stando al messaggio municipale, queste organizzazioni praticano l’aiuto al suicidio, che in base all’art. 115 del codice penale è considerato punibile soltanto se eseguito per motivi egoistici.
Le organizzazioni citate forniscono ai candidati al suicidio la ricetta per una dose mortale di barbiturici. Le condizioni per il rilascio di una simile ricetta sono fissate in una sentenza del Tribunale amministrativo del canton Zurigo del luglio 1999, precisa il municipio zurighese. Fra queste figura appunto la piena capacità d’intendere dei candidati al suicidio. punibile soltanto se eseguito per motivi egoistici.
swissinfo e agenzie
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