Consiglio d’Europa, passo avanti contro le discriminazioni, ma senza la Svizzera
È stato firmato sabato a Roma - ma non dalla Svizzera - il Protocollo 12 aggiuntivo della Convenzione europea dei diritti umani, a 50 anni dalla sua emanazione, che prevede l'interdizione in maniera generale di ogni forma di discriminazione.
Un deciso passo in avanti contro «ogni forma di discriminazione». Questo è il significato della cerimonia per la firma del protocollo, che rafforza la Convenzione europea dei diritti dell’uomo in materia di protezione contro le discriminazioni anche razziali.
Tra gli Stati che non hanno firmato figurano la Svizzera, presente con la ministra Ruth Metzler, e la Francia.
È stato il ministro italiano degli esteri, Lamberto Dini, a spiegare il senso della cerimonia svoltasi in Campidoglio alla presenza del segretario generale del Consiglio d’Europa, Walter Schwimmer. «Si tratta di esprimere con questa firma – ha spiegato Dini – una volontà politica chiara, corrispondente a radicate convinzioni. Si tratta di una lotta di progresso e di emancipazione nelle nostre società dal retaggio di concezioni antiquate, di pregiudizi radicati, di fobie irrazionali che hanno spesso introdotto barriere e preclusioni».
Nella sala Giulio Cesare il protocollo è stato firmato dai diversi ministri che hanno rappresentato i 41 paesi dell’organizzazione europea.
In sostanza, l’ intera comunità degli stati «è chiamata a compiere un poderoso sforzo di comprensione e di gestione; per fare in modo che i flussi migratori non si sviluppino nel disordine di cui, in definitiva, è la persona umana a pagare il prezzo più elevato».
La Svizzera è assolutamente contraria a qualsiasi forma di discriminazione, ha indicato Viktor Schlumpf, portavoce del dipartimento guidato dalla signora Metzler, «ma gli effetti di questo protocollo non sono ancora chiari e dobbiamo studiare le sue ripercussioni sul sistema giuridico svizzero. Una ratifica ulteriore è sempre possibile».
Secondo una fonte vicina al Consiglio d’Europa, i grandi paesi assenti come la Francia hanno fatto marcia indietro di fronte ai nuovi settori di applicazione nei campi sociale ed economico aperti dal protocollo. Ci sono paesi che temono l’arrivo alla Corte di una folla di avvocati fiscalisti per chiedere l’esame, ad esempio, delle ineguaglianze dell’imposizione fiscale tra le coppie sposate e quelle in unione libera.
Il 50esimo anniversario della Convenzione è stata l’occasione per ministri e segretari di Stato di 50 Paesi (41 membri del Consiglio d’Europa e una decina di osservatori, tra cui il Messico, il Canada e il Giappone) di constatare che la Corte europea dei diritti dell’uomo, così come oggi è concepita, sarà sommersa dalle richieste di un continente di 800 milioni di abitanti.
swissinfo e agenzie
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