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CPI: la Svizzera contraria all’immunità per gli USA

Il cielo rimane coperto sopra la CPI Keystone

I cittadini degli Stati Uniti continueranno a godere dell'immunità di fronte alla Corte penale internazionale (CPI), nonostante l'opposizione di vari paesi, tra cui la Svizzera.

L’ambasciatore svizzero presso le Nazioni Unite, Jenö Staehelin, ha condannato la misura, che a suo avviso mina l’autorità della corte.

La risoluzione, che prolunga di un anno l’immunità dei cittadini americani che partecipano a missioni di pace, è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con 12 voti, nonostante le reticenze di vari paesi.

Tre astenuti nel Consiglio di sicurezza

Tre paesi – Francia, Germania e Siria – si sono astenuti, ignorando l’appello americano a non inasprire la frattura creatasi nel Consiglio di Sicurezza con la guerra in Iraq.

La Svizzera non fa parte del Consiglio e non ha perciò votato. È però tra i cinque paesi che hanno chiesto un dibattito sulla risoluzione, dibattito che gli Stati Uniti avrebbero preferito evitare.

All’inizio della riunione Kofi Annan, segretario generale dell’ONU, aveva detto che se il rinnovo dell’immunità dovesse diventare una routine annuale, ciò «sarebbe di grave danno all’autorità non solo della Corte, ma anche del Consiglio di Sicurezza e alla legittimità delle operazioni di pace delle Nazioni Unite».

Risoluzione 1422

La CPI è il primo tribunale internazionale che permette di indagare e giudicare persone accusate di violazioni massicce del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell’uomo.

Il testo approvato giovedì è identico alla risoluzione 1422, approvata il 12 luglio 2002 dopo un’aspra battaglia diplomatica tra gli Stati Uniti e altri paesi. Il testo stabilisce che la CPI non può perseguire, per un periodo di un anno prolungabile di 12 mesi, membri di missioni di pace i cui paesi non hanno firmato il Trattato di Roma (con cui è stata istituita la Corte).

Alcuni diplomatici hanno preferito questa volta evitare di dare battaglia, tenendo conto soprattutto della frattura apertasi nel Consiglio di sicurezza in occasione dell’intervento armato in Iraq.

La posizione ferma della Svizzera

Non così Jenö Staehlin, ambasciatore svizzero alle Nazioni Unite. “La Svizzera disapprova la risoluzione 1422 per il principio e per le sue modalità”, ha dichiarato prima del voto.

“È molto preoccupante – ha aggiunto – vedere che il Consiglio di sicurezza approvi una risoluzione che ha lo scopo di limitare la portata di un trattato in vigore, pienamente conforme alla Carta delle Nazioni Unite.”

Gli Stati Uniti dal canto loro temono una deriva politica della CPI, di cui diventerebbero, in ragione dei loro interventi armati nel mondo, uno dei bersagli principali. L’amministrazione Bush ha ritirato la firma sotto il trattato di Roma del 1998, che l’amministrazione Clinton aveva siglato senza molto entusiasmo.

swissinfo e agenzie

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