Il popolo svizzero non vuole investire più soldi per il clima
Una netta maggioranza dell’elettorato ha respinto l’iniziativa popolare che chiedeva di investire fino all’1% del Prodotto interno lordo della Svizzera per proteggere il clima e la natura. Una bocciatura che, secondo il campo rosso-verde, non mette però fine al dibattito sulla politica climatica nazionale.
Creare un fondo per il clima per accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili in Svizzera: è quanto proponevano la sinistra e il Partito ecologista per accelerare la transizione verso una società con meno emissioni di gas serra.
L’idea non ha però fatto breccia nel popolo svizzero, che domenica ha chiaramente bocciato la loro iniziativaCollegamento esterno con quasi il 71% dei voti. Anche tutti i Cantoni si sono opposti.
L’iniziativa per un fondo per il clima chiedeva di investire ogni anno tra lo 0,5 e l’1% del Prodotto interno lordo della Svizzera nella trasformazione ecologica del Paese. La cifra sarebbe stata compresa tra i 3,9 e i 7,7 miliardi di franchi all’anno e sarebbe stata utilizzata per finanziare misure a protezione del clima e della natura. Il Governo federale e la maggioranza del Parlamento avevano raccomandato di respingerla, parlando di un’iniziativa inefficace e troppo costosa.
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Un fondo per il clima “inadeguato” e “delirante”
Il comitato interpartitico contrario all’iniziativa sul fondo per il clima – composto dall’Unione democratica di centro (UDC), dal Partito liberale radicale (PLR), dal Centro, dalla Federazione delle aziende svizzere e dall’Unione svizzera delle arti e mestieri – ha espresso soddisfazione per il chiaro “no” uscito dalle urne. Ciò dimostra, secondo il comitato, che il popolo svizzero privilegia “una politica climatica mirata e ben ponderata”.
Con il suo voto, la popolazione ha saputo valutare le conseguenze a lungo termine del testo posto in votazione, ha dichiarato il comitato in un comunicatoCollegamento esterno, evocando il pericolo di un indebitamento massiccio e di un nuovo onere per la classe media, l’economia e le imprese. “Un fondo per il clima che avrebbe aggirato il freno all’indebitamento e inevitabilmente portato ad un aumento delle tasse non è la soluzione giusta per il nostro Paese”, si legge nella nota.
La Svizzera investe già molto in una politica climatica molto efficace e basata sull’innovazione, l’efficienza e la contabilità economica, sottolinea il comitato. Il risultato odierno, sostiene, non è un rifiuto della protezione del clima da parte del popolo, ma un rifiuto di uno “strumento inadeguato”.
“Dobbiamo adattarci e decarbonizzare l’industria e le attività domestiche, ma a un ritmo sostenibile. Questo fondo per il clima era semplicemente delirante”, ha commentato il consigliere nazionale UDC Manfred Bühler.
Il principale strumento finanziario della politica climatica nazionale è la tassa sul CO2. Viene riscossa sui combustibili fossili (olio da riscaldamento, gas naturale e altri) utilizzati per riscaldare gli stabili e produrre elettricità.
I proventi sono in parte usati per finanziare il Programma EdificiCollegamento esterno, che ha lo scopo di ridurre il consumo energetico del parco immobiliare svizzero. Nel 2024, questo programma nazionale ha erogato circa 528 milioni Collegamento esternofranchi.
La legge sul clima e l’innovazione approvata in votazione popolare nel 2023 prevede un ulteriore credito di due miliardi di franchi su dieci anni a favore del risanamento energetico di case e palazzi.
Nel campo dell’energia solare, la Confederazione sovvenziona la costruzione di grandi centrali fotovoltaiche in montagna. I Cantoni e alcuni Comuni offrono incentivi finanziari a chi desidera installare dei pannelli solari sul proprio tetto. Nel 2023, la Confederazione ha sostenuto lo sviluppo del fotovoltaico con circa 600 milioni di franchiCollegamento esterno.
“Occasione persa” nella lotta al cambiamento climatico
Per il PS e i Verdi, con la bocciatura odierna è stata persa l’occasione di affrontare la crisi climatica in modo socialmente sostenibile e con investimenti mirati, si legge in una nota congiunta.
I due partiti mettono in guardia dal sottovalutare i costi dell’inazione. Chi oggi investe troppo poco graverà sulle generazioni future con un onere ancora maggiore.
Allo stesso tempo, PS e Verdi vedono nella transizione energetica anche un’opportunità economica: il denaro che oggi viene speso all’estero per il petrolio e il gas potrebbe essere investito in Svizzera in futuro, nelle energie rinnovabili, nella sicurezza dell’approvvigionamento e nei posti di lavoro.
Il consigliere agli Stati socialista Baptiste Hurni ha ammesso che il moltiplicarsi di votazioni su iniziative ambientali e climatiche ha provocato una certa “stanchezza” tra la popolazione. L’iniziativa bocciata oggi è il terzo oggetto legato al clima che viene respinto dal popolo dal 2025.
Hurni, intervistato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS, ha tuttavia ricordato che il problema climatico “rimane irrisolto” e che il seguito “dipenderà dall’ordine delle priorità che ci siamo dati”.
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Il dibattito sulla politica climatica svizzera continua
Il comitato promotore dell’iniziativa ritiene che la Svizzera debba ora dimostrare con maggiore chiarezza come pensa di raggiungere i suoi obiettivi climatici. “La destra deve assumersi le proprie responsabilità e mostrarci come intende raggiungere questi obiettivi, invece di opporsi costantemente alle questioni climatiche”, ha dichiarato la presidente dei Verdi Lisa Mazzone a Keystone-ATS.
Per il campo rosso-verde è quindi chiaro che il dibattito sulla politica climatica non si conclude con il “no” odierno. PS e Verdi vogliono continuare a esercitare pressione sul Parlamento e sul Consiglio federale affinché la Svizzera rispetti i propri impegni e avanzi nella protezione del clima.
Tra le proposte concrete sul tavolo c’è l’iniziativa che chiede di potenziare l’energia solare in Svizzera, depositata presso la Cancelleria federale lo scorso dicembre.
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