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La cooperazione con l’Europa sud-orientale fondamentale per la Svizzera

Uno dei progetti della Direzione dello sviluppo e della cooperazione per l'Europa del Sud-Est è quello denominato "Mucche per il Kosovo", che prevede l'invio di circa mille mucche Keystone

La Confederazione continuerà ad investire per la stabilità e lo sviluppo dell'Europa del Sud-Est. Lo ha ribadito martedì a Berna il consigliere federale Joseph Deiss nel corso della quinta Conferenza annuale sulla cooperazione con l'Europa orientale.

La cooperazione con l’Europa orientale va anche nell’interesse della Svizzera che, negli ultimi dieci anni, ha dedicato alla cooperazione con questa regione oltre 1,6 miliardi di franchi.
«Soltanto partecipando attivamente alla stabilizzazione della regione, la Svizzera potrà trovare più tardi solidi partner commerciali, nonché ridurre il potenziale migratorio ed i rischi legati al crimine organizzato».

«La stabilizzazione durevole dell’Europa del Sud-Est resta una delle principali prove della verità imposte all’Europa e dunque alla Svizzera», ha osservato il ministro degli esteri elvetico. «L’Europa occidentale potrà conoscere la sicurezza solo se la pace, la sicurezza sociale e la stabilità regnano nei Paesi vicini», gli ha fatto eco il delegato del governo tedesco per la Bosnia Hans Koschnick.

Dal 1996 al 1999, l’impegno finanziario della Confederazione in questa regione ha raggiunto i 580 milioni di franchi. Quest’anno potrebbe superare i 200 milioni. Proporzionalmente al numero di abitanti (4 milioni), in questo arco di tempo la Bosnia è lo Stato che ha ricevuto la più grande fetta di aiuti: 235 milioni di franchi. Dal 2000 al 2003, ne riceverà altri 50 per progetti di cooperazione tecnica e di aiuto finanziario.

«In nessun’altra regione del mondo la Svizzera ha concentrato così tante risorse negli Anni Novanta per utilizzarle in modo così innovativo», ha dichiarato Deiss.

Il contributo elvetico ha dato un impulso decisamente positivo, ha rilevato Hans Koschnick. Cinque anni dopo gli accordi di Dayton che hanno messo fine alla guerra, «il successo più importante è a mio avviso la libertà di movimento che esiste oggi nell’insieme del Paese». A qualche giorno dalle elezioni nazionali, «le questioni inerenti la ricerca di un impiego e l’educazione dei bambini dominano quelli relativi all’odio del vicino», ha sottolineato il delegato tedesco.

La conferenza annuale è dedicata quest’anno al tema «Cinque anni dopo Dayton: Bosnia-Erzegovina, cosa fa la Svizzera?». Oltre a Deiss ed a Koschnick, fra i numerosi partecipanti illustri figurano l’alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia Erzegovina Wolfgang Petritsch e il consigliere federale Pascal Couchepin.

swissinfo e agenzie

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