La neutralità svizzera è al passo coi tempi, ma va meglio spiegata alla popolazione
La neutralità svizzera si è modificata ma non è mai stata in discussione. A sostenerlo è un rapporto interdipartimentale che ha analizzato la prassi elvetica nel dopo guerra fredda.
La Svizzera è uno Stato neutrale che ha saputo interpretare in modo moderno il margine di manovra offerto da questo statuto giuridico nel turbolento decennio seguito al crollo del Muro di Berlino. Una conclusione, quella a cui è giunto un gruppo di lavoro diretto dal segretario di Stato del Dipartimento esteri Franz von Däniken, condivisa dal Consiglio federale che intende seguire anche in futuro la prassi adottata dalla Confederazione dalla fine della guerra fredda.
I rivolgimenti che ne sono seguiti a livello internazionale hanno sollevato diverse questioni riguardo alla politica estera e di sicurezza della Svizzera, e dunque anche sul suo statuto di paese neutrale, ha spiegato il ministro degli esteri Joseph Deiss.
Già nel 1993 il governo aveva elaborato una nuova concezione che offriva alla Svizzera maggiore libertà di azione dando avvio ad un nuovo atteggiamento. In base alle esperienze dell’ultimo decennio, secondo il rapporto, attualmente si può dire che il diritto alla neutralità vale esclusivamente in caso di conflitti internazionali armati, mentre non trova applicazione assoluta nel caso di sanzioni economiche o militari decise dall’ONU.
Un orientamento che ha permesso alla Svizzera di intensificare la cooperazione con l’estero, aderendo dal 1996 al Partenariato per la pace e alle missioni di pace in Bosnia e in Kosovo e partecipando regolarmente alle sanzioni adottate dall’ONU e dall’UE contro gli Stati che hanno violato le norme elementari della Comunità internazionale.
Anche nel conflitto nel Kosovo del 1998/99 Berna si è allineata alle sanzioni internazionali contro la Repubblica Jugoslava, ma la situazione pose anche delicate questioni riguardo all’applicabilità della neutralità. Problematico si rivelò il fatto che le operazioni militari della NATO furono lanciate senza autorizzazione esplicita dell’ONU ciò che spinse la Svizzera a vietare il sorvolo del proprio territorio agli aerei NATO.
Una scelta in linea con la nuova prassi, secondo il rapporto, ma che suscitò incomprensione nella pubblica opinione, disorientata dai comportamenti divergenti di ONU e UE e dalle discussioni sulla legittimità dell’intervento della NATO.
Se il nuovo corso si è rivelato al passo coi tempi e ha garantito alla Svizzera credibilità a livello internazioale, secondo lo studio rimane ancora del lavoro nell’informare la popolazione elvetica sulla reinterpretazione della politica di neutralità adottata dal Consiglio federale e sull’evoluzione in questo ambito. Un compito più importante e più urgente che mai in vista della votazione popolare sull’adesione all’ONU.
Luca Hoderas
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