Mercata chiede alla magistratura di Ginevra la revoca del sequestro dei suoi conti
La società luganese Mercata ha chiesto mercoledì a Ginevra la revoca del sequestro dei suoi conti bancari. La posta in gioco ammonterebbe a diversi milioni di franchi. La causa in corso si protrae fin dallo scorso mese di settembre.
La ditta ticinese è sospettata dalla giustizia ginevrina di aver versato mazzette milionarie ad ex dignitari russi per la ristrutturazione di edifici pubblici a Mosca.
La causa è stata esaminata mercoledì dalla Camera d’accusa di Ginevra. Il legale della ditta, Lucio Amoruso, ha sostenuto che il sequestro è totalmente ingiustificato. La magistratura russa – ha detto in sostanza – non ha mosso alcun rimprovero nè alla Mercata, nè al suo proprietario Victor Stolpovskikh.
La richiesta della Mercata è il più recente episodio della vertenza che oppone la ditta ticinese al giudice istruttore ginevrino Daniel Davaud. In settembre, la Camera d’accusa aveva deciso di revocare il sequestro, ma Davaud aveva replicato bloccando di nuovo i conti della società.
Il giudice aveva motivato il provvedimento con l’esistenza di nuovi elementi a carico della Mercata. L’avvocato Amoruso contesta però la decisione sostenendo che «non c’è nulla di nuovo». La rogatoria inviata dal giudice in Russia lo scorso luglio «ha fatto un buco nell’acqua», sostiene il legale.
Il blocco dei conti provoca alla ditta importanti difficoltà di tesoreria. L’immobilizzazione del denaro impedisce fra l’altro alla Mercata di onorare arretrati d’imposte in Russia, indica l’avvocato Amoruso. La decisione della Camera d’accusa sarà nota fra alcuni giorni.
Il giudice Devaud sospetta la Mercata di aver versato tangenti per oltre 60 milioni di dollari per ottenere i lavori di ristrutturazione del Gran Palazzo del Cremlino e della Camera dei conti a Mosca, un contratto di complessivi 492 milioni di dollari: 25 milioni sarebbero stati versati all’ex intendente del Cremlino Pavel Borodin e alla sua famiglia.
swissinfo e agenzie
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