Rita Fuhrer nel mirino dei difensori dei diritti umani per la sua politica di espulsioni forzate
Il gruppo per i diritti umani «augenauf» ha inoltrato al governo del canton Zurigo un'azione di responsabilità volta a far luce sui metodi impiegati dalla polizia per eseguire le espulsioni di richiedenti l'asilo.
Al centro delle critiche vi è la direttrice del dipartimento di polizia Rita Fuhrer (UDC), candidata alla successione di Adolf Ogi in Consiglio federale.
Lo spunto dell’azione legale è un processo che si tiene a Zurigo il 6 dicembre – il medesimo giorno dell’elezione del nuovo consigliere federale – contro il protagonista di un’espulsione fallita: si tratta del 25enne angolano Lukombo Lumbesi, il cui caso aveva spinto Swissair nel 1999 a non più accettare sui propri voli di linea persone che si oppongono ad un’espulsione.
L’avvocato Marcel Bosonnet, legale dell’angolano, chiede attraverso l’azione di responsabilità un risarcimento di 150’000 franchi in favore del suo assistito «per i trattamenti illegali che hanno messo in pericolo la sua vita durante il tentativo di espulsione».
Il 9 maggio 1999, dopo essersi visto respingere una richiesta d’asilo, l’angolano era stato imbarcato su un aereo di linea diretto a Kinshasa con le gambe e le braccia legate e con un nastro alla bocca, attraverso il quale era stata fatta passare una cannuccia.
Alcuni passeggeri che si trovavano sull’aereo erano però intervenuti in sua difesa. E ad uno scalo intermedio, gli agenti che lo accompagnavano furono costretti ad interrompere l’espulsione. In una colluttazione a bordo dell’aereo uno dei poliziotti riportò la frattura del setto nasale. L’angolano fu ricondotto in Svizzera, dove si trova tuttora in detenzione preventiva. Il 6 dicembre comparirà davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo per rispondere di varie accuse, fra cui quella di lesioni personali.
In relazione a tale vicenda, «augenauf» rimprovera alla polizia cantonale zurighese, ed in particolare alla sua responsabile Rita Fuhrer, di non aver saputo tirare le giuste conseguenze dall’accaduto. La critica riguarda in particolare la prassi della legatura e del bavaglio imposto ai candidati all’espulsione che oppongono resistenza.
Un anno fa l’associazione aveva anche sporto una denuncia penale contro Rita Fuhrer, ma l’ufficio presidenziale del parlamento cantonale l’aveva respinta, definendola «chiaramente infondata».
La denuncia faceva riferimento al caso dell’angolano e a quello di un palestinese di 27 anni che il 3 marzo del 1999 era deceduto in un ascensore dell’aeroporto di Kloten poco prima di essere trasportato su un aereo diretto in Egitto. L’autopsia ha stabilito che è stato proprio il nastro che gli tappava la bocca a provocarne le morte.
Il gruppo in difesa dei diritti umani ha illustrato alla stampa un ordine di servizio della polizia cantonale del 1998, il quale prevede espressamente che «in casi speciali» le persone da espellere possono essere «imbavagliate» con del nastro adesivo. Rita Fuhrer – critica «augenauf» – ha sì dichiarato che simili metodi non vengono più applicati, ma non ha mai chiarito se l’ordine di servizio del 1998 sia ancora in vigore.
Il portavoce della polizia cantonale Eric Landis, ha ammesso che le disposizioni del 1998 non sono ancora state abolite. La polizia ha tuttavia tirato le dovute conseguenze e oggi non è più costretta a tappare la bocca alle persone da rimpatriare.
Per i casi più delicati si fa ricorso a voli charter: se necessario le persone da espellere possono essere ammanettate con dei lacci di plastica mentre per la loro stessa protezione gli si fa indossare uno speciale casco in gomma, ha aggiunto Landis.
swissinfo e agenzie
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