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Sorveglianza in borsa

Manipolazione dei mercati e abuso d'informazioni insider: Italia e Svizzera non collaborano più Keystone Archive

Nuovo screzio tra Italia e Svizzera: interrotta la collaborazione volta a lottare contro i reati relativi all'abuso d'informazioni insider.

Per gli italiani, la legislazione svizzera ostacola il lavoro degli inquirenti.

Dopo il viaggio in Svizzera del presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi – durante il quale si erano più volte lodati i rapporti di buon vicinato – nuove nuvole si affacciano all’orizzonte delle relazioni tra i due paesi.

L’autorità italiana di sorveglianza delle borse (Consob – Commissione nazionale per le società e la borsa) ha deciso di cessare la collaborazione con la Confederazione per quanto riguarda la persecuzione dei reati relativi alla diffusione d’informazioni confidenziali (insider trading).

Per Roma, la legislazione svizzera in materia sarebbe troppo debole. Conseguenza diretta di questa decisione è il congelamento di 13 dossier.

Problemi insormontabili

«Quelli che abbiamo con la Svizzera non sono solo problemi molto grandi, sono anche decisamente seri» ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla Sonntagszeitung Luigi Spaventa, direttore della Consob, l’autorità italiana di sorveglianza delle borse.

«Non è un segreto per nessuno che le leggi svizzere siano troppo poco incisive per combattere in modo efficiente il problema dell’abuso d’informazioni insider». Le critiche di Spaventa non sono rivolte alla Commissione federale delle banche (CFB), con la quale la collaborazione è sempre stata ineccepibile, ma al legislatore.

Il Tribunale federale: un freno

Spesso la collaborazione si limitava alla buona volontà della CFB. «In almeno due casi il Tribunale federale ha preso delle decisioni che hanno praticamente vanificato tutto il lavoro svolto in precedenza», afferma Spaventa.

In settembre, ad esempio, il Tribunale federale ha impedito che dei documenti rilevanti per un’inchiesta sulla diffusione d’informazioni confidenziali prendessero la strada per l’Italia. Per la più alta autorità giudiziaria elvetica non c’erano sufficienti certezze che i documenti rimanessero alla Consob.

Spaventa riconosce che l’autorità di sorveglianza della borsa è tenuta a mettere a disposizione del Ministero dell’economia le informazioni in suo possesso. Ciò non è però vero in caso di reati concernenti l’abuso d’informazioni insider e la manipolazione dei mercati. «In questi casi siamo tenuti a rispondere solo alla procura della Repubblica».

«Il Tribunale federale non ha capito la complessità del sistema italiano», ha dichiarato Spaventa. «Non serve a niente se gli organi di sorveglianza portano alla luce dei reati, quando poi le leggi vanificano regolarmente questo lavoro».

Così non si può più andare avanti

In Svizzera chi si dà al commercio d’informazioni insider può essere praticamente sicuro di non avere nulla da temere da un punto di vista penale. Ora l’Italia vorrebbe cambiare le carte in tavola, almeno per i reati che riguardano i due paesi.

La decisione non è un fulmine a ciel sereno. In diversi colloqui con l’ambasciatore svizzero a Roma, Alexis Lautenberg, e con altri esponenti della diplomazia elvetica, Spaventa afferma di «aver fatto più volte chiaramente capire che la situazione non poteva andare avanti così».

swissinfo e agenzie

Luigi Spaventa, direttore della Consob, l’autorità italiana per la sorveglianza in borsa, annuncia che Roma è intenzionata a porre un termine alla collaborazione con la Svizzera per quanto riguarda la persecuzione di reati inerenti la manipolazione dei mercati e l’abuso d’informazioni insider.

La decisione è stata presa perché, a detta di Spaventa, la legislazione svizzera in materia non è sufficientemente chiara e restrittiva. In passato è capitato spesso che il Tribunale federale abbia rifiutato di fornire alla Consob documenti rilevanti per le indagini.

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