Svizzera e Italia discutono di sicurezza
Lotta alla criminalità organizzata e all'estremismo di destra, immigrazione, scambio di informazioni: questi i temi in discussione nell'incontro di lunedì a Berna fra il ministro degli interni italiano Enzo Bianco e la consigliera federale Ruth Metzler.
Lo stato della collaborazione tra Svizzera e Italia, sia in termini generali, sia per quel che riguarda la sicurezza, è giudicato molto positivamente sia dal ministro degli interni italiano Bianco, sia dal capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia Ruth Metzler. Bianco ha sottolineato in particolare i passi avanti compiuti con la firma lo scorso 1° maggio dell’accordo di collaborazione in materia di polizia da parte dei due paesi.
Ciò non toglie che, in particolare nel delicato settore della sicurezza interna, via sia ancora spazio per dei miglioramenti. Le critiche alle carenze nella collaborazione da parte della Svizzera nella lotta contro il contrabbando, espresse a più riprese nei mesi scorsi dal ministro delle finanze italiano Ottaviano Del Turco dimostrano – anche se sono state relativizzate da altri rappresentanti dello Stato italiano – che sul piano della reciproca informazione vi sono ancora delle lacune.
L’incontro alla casa von Wattenwyl a Berna è servito innanzitutto a discutere alcuni progetti concreti di collaborazione: il centro comune di polizia a Chiasso, che dovrebbe diventare operativo nel corso del 2001, e lo scambio reciproco di funzionari di polizia. La Svizzera conta di inviare l’anno prossimo un funzionario stabile di collegamento a Roma.
Per quel che riguarda il centro di Chiasso, Bianco ha precisato che la collaborazione funziona meglio nei luoghi, come una frontiera, dove vi sono interessi comuni e ha ricordato le esperienze positive del commissariato italo-francese a Ventimiglia. Metzler ha dal canto suo espresso la convinzione che il centro potrà contribuire allo scambio di informazioni e di funzionari tra i due paesi.
L’Italia, ha ricordato Bianco, partecipa già a progetti di scambio in ambito europeo: da lunedì è entrato in funzione un programma di scambio di funzionari di polizia con la Spagna e dal 7 dicembre un programma analogo inizierà con la Germania.
Ruth Metzler ha sottolineato l’importanza per la Svizzera di “discutere in maniera costruttiva problemi comuni”, in primo luogo con gli Stati limitrofi e dell’arco alpino e poi con l’Unione europea, pur chiarendo che la non adesione della Svizzera al trattato di Schengen limita le possibilità di trovare accordi. La Svizzera, ha proseguito la consigliera federale, fa molto nell’ambito della sicurezza interna, ma vuole migliorare lo scambio di informazioni, soprattutto per quel che concerne il riciclaggio di denaro, e assumere un ruolo attivo nella lotta alla criminalità organizzata.
In questo ambito, era inevitabile parlare anche del contrabbando di sigarette. Svizzera e Italia sono unite nella volontà di combattere il fenomeno, ma permangono delle difficoltà sul piano della legislazione interna dei due paesi. In Svizzera il contrabbando di per sé continua a non costituire reato ed è perseguibile solo se collegato ad altre attività criminose.
Certo, ha fatto intendere Bianco, oggi il contrabbando di sigarette è chiaramente un’attività inserita nel contesto mafioso e quindi un intenso scambio di informazioni tra autorità inquirenti dei due paesi permetterebbe in ogni caso una collaborazione. Resta il fatto che la Svizzera non ha una base legale per combattere il contrabbando, un problema che in modo o nell’altro dovrà essere discusso con i paesi europei. Con quali risultati, neppure Ruth Metzler lo può dire.
Per quel che riguarda gli altri temi in discussione, Bianco ha tenuto a presentare alla collega svizzera i risultati dell’impegno italiano nella lotta contro l’immigrazione clandestina ed in particolare i 22 accordi di riammissione siglati con altrettanti paesi. Ha poi affrontato il tema dell’estremismo di destra, un fronte sul quale a suo avviso si registrerebbe un sempre più intenso contatto fra ambienti neofascisti e neonazisti italiani, Svizzeri, tedeschi e austriaci, dovuto in all’impiego delle nuove tecnologie dell’informazione.
Andrea Tognina
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