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Democrazia diretta in Svizzera

Un sorriso sulle scale

Giornata del rifugiato 2003: uno stand di specialità indiane a San Gallo Keystone

Con lo slogan «Insieme verso il futuro», si è celebrata in Svizzera la Giornata nazionale del rifugiato, posta sotto il segno dell'integrazione.

L’OSAR, l’organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati, ricorda l’importanza del processo capace di favorire l’incontro tra cittadini indigeni, migranti e profughi.

L’integrazione – secondo Joseph Deiss che a Berna ha pronunciato il discorso per la 25esima edizione della Giornata – avviene a tre livelli: quello dei cittadini, delle autorità e quello degli stessi rifugiati.

I primi, pur con molto poco, possono fare tanto, secondo il presidente della Confederazione. «Un sorriso indirizzato a qualcuno sulle scale, una partita di calcio tra ragazzi o un pranzo tra vicini di casa possono far cadere le barriere».

Proseguire negli sforzi

Quanto alle autorità, esse devono proseguire nei loro sforzi, in particolare nei settori della formazione e dell’impiego, cominciando con l’approfondimento della lingua.

Se infatti si padroneggia una di quelle parlate in Svizzera, si trova subito il proprio posta a scuola e nel lavoro, secondo Deiss. Una delle priorità del programma di promozione dell’integrazione per i prossimi tre anni è proprio il finanziamento dei corsi di lingua.

«Vivere da noi significa anche interessarsi a noi», ha insistito il consigliere federale, poiché l’integrazione impone anche un dovere di reciprocità.

«Dobbiamo essere pronti a dare un’opportunità ai rifugiati nel quotidiano e occorre che i rifugiati siano pronti a cogliere questa opportunità». «Facciamo un passo vicendevole verso l’altro», ha concluso il presidente.

In varie località della svizzera si tengono sabato azioni di sensibilizzazione, mentre domenica, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, vari monumenti saranno illuminati di luce blu.

Iniziativa istituita nel 2000 dall’ONU

Una giornata tutta per loro, che non hanno più una casa e che sono fuggiti dai loro paesi per scampare alle persecuzioni razziali, politiche, religiose e sociali. Una giornata tutta per loro, i rifugiati, quella di domenica, istituita nel 2000 dall’assemblea generale delle Nazioni unite.

A livello mondiale l’evento di quest’anno è dedicato al tema «Un posto chiamato casa», con cui l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) vuole sottolineare l’importanza di alcune soluzioni fondamentali per i rifugiati, come il rimpatrio volontario nel proprio paese d’origine, l’integrazione nel paese di primo asilo o il reinsediamento in un paese terzo. Soluzioni che consentono una vita sicura e degna di essere vissuta.

Trovare una casa

«Chiedete a qualsiasi rifugiato – dice l’Unhcr – qual è la cosa che desidera di più al mondo, e la risposta sicuramente conterrà la parola «casa», che si tratti di tornare alla propria o di trovarne una nuova».

«Trovare ai rifugiati una casa – aggiunge – è anche l’obiettivo dell’Unhcr, sia che ciò significhi tornare al paese d’origine, integrarsi in un’altra regione o trasferirsi in un paese terzo. Tuttavia, c’è ancora moltissimo lavoro da fare per aiutare i rifugiati a trovare soluzioni durevoli».

«Ogni giorno possiamo osservare l’incredibile coraggio e perseveranza dei rifugiati – ricorda, in una nota, l’alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, Ruud Lubbers – persone che hanno perso tutto.

Per loro, ogni giorno passato in esilio o in fuga è un giorno di troppo. Se gli stessi rifugiati si rifiutano di abbandonare la speranza, come possiamo farlo noi?».

swissinfo e agenzie

In occasione della 25esima giornata nazionale del rifugiato (19 giugno) hanno luogo manifestazioni in tutta la Svizzera. La giornata mondiale è il 20 giugno.

L’anno scorso Caritas svizzera, su incarico della Confederazione, si è occupata della sistemazione di oltre 1000 richiedenti l’asilo e di 250 rifugiati riconosciuti ufficialmente.

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